Linux 64 Bit e AMD Athlon64: a che punto siamo?
> Scritto da Daniele Basaldella il giorno 10/09/2004
 1 - Introduzione

  

Negli ultimi mesi il mercato informatico ha visto una crescente diffusione di computer dotati dei nuovi processori a 64 bit di produzione AMD i quali, anche grazie ad un prezzo competitivo, si sono guadagnati una discreta fascia di mercato. Sta di fatto però che fino ad ora non era possibile sfruttare in pieno le capacità elaborative di questi calcolatori in quanto i sistemi operativi disponibili erano tutti compilati a 32 bit e quindi in grado solo di sfruttare la capacità di questi nuovi processori di adeguarsi alle vecchie istruzioni ed eseguirle correttamente.
In questo articolo ci occuperemo di capire a che punto sia arrivato lo sviluppo dei sistemi operativi open-source (Linux) a 64 bit in attesa dell’uscita sul mercato della nuova versione di MS Windows in grado di sfruttare questa tecnologia.

Per fare ciò abbiamo deciso di porci in una delle condizioni storicamente più delicate e critiche per il mondo del pinguino, provando ad installare Linux su un portatile.

L'esperienza si è suddivisa in tre fasi fondamentali:

  • Verifica della piena funzionalità del sistema acquistato con l'uso di MS-WindowsXP.
  • Affiancamento a MS-WindowsXP di una distribuzione Linux a 32 bit di ultima generazione (Mandrake 10.0 Official) e configurazione della stessa con l'aggiunta di tutti i software disponibili sul web necessari all'ottenimento del massimo livello raggiungibile di sfruttamento delle capacità messe a disposizione dell'hardware.
  • Sostituzione del sistema operativo Linux Mandrake 10.0 con la versione AMD64 della stessa distribuzione. Configurazione del sistema a 64 bit e verifica dei componenti hardware supportati unita a test di compatibiltà verso i “vecchi” software a 32 bit.

 2 - Obbiettivi e condizioni del test

  Come già si può intuire dall'introduzione, l'obiettivo di questa esperienza è quello di ottenere un sistema operativo open-source, quindi scaricabile da internet senza costi aggiuntivi per licenze, in grado di sostituire Windows. Ci siamo posti come condizione quella di non toccare il codice sorgente dei pacchetti installati in modo da permettere a chiunque abbia anche una non approfondita conoscenza di informatica di provare a ripetere la nostra installazione. Va detto comunque, che se si intende provarci è necessario munirsi di una buona dose di buona volontà e tempo.

Il notebook usato per i test è un HP pavilion ZV5191EA.
I componeti hardware di cui è composto sono i seguenti:

  • CPU: AMD64 3200+
  • RAM: 512MB DDR
  • CHIPSET: Nvidia nForce3-150
  • SCHEDA VIDEO: Nvidia Geforce4-440Go con 64MB di memoria dedicata
  • SCHEDA DI RETE: Realtek RTL-8139 (ethernet 100Mbps)
  • SCHEDA WIRELESS: Broadcom Corporation BCM94306 802.11g
  • FIREWIRE: Texas Instruments TSB43AB21 IEEE-1394a-2000 Controller
  • PCMCIA: Texas Instruments
  • LETTORE MEMORY CARD 5 in 1: Texas Instruments
  • MODEM: è un modem 56k software AC'97, Windows lo riconosce come un Agere
  • DISPLAY: LCD 1280x800
  • DISCO FISSO: 80GB
  • LETTORE MASTERIZZATORE CD/DVD+R: Toshiba ODD-DVD SD-R6252

La scheda audio e il controller USB1.1-2 sono quelli integrati nell' nForce3-150.

La dotazione software con la quale viene venduto il PC è composta come segue:

Microsoft WindowsXP-Home Edition Service Pack 1,
Microsoft Encarta,
Microsoft AutoRoute 2004,
Microsoft Works,
Microsoft Word,
Microsoft Photo Premium,
Norton Antivirus 2004,
InterVideo WinDVD Creator 2,
HP ImageZone,
Sofware vario HP,
Driver per tutte le periferiche.

Tutti i pacchetti qui elencati sono forniti su CD o DVD, Windows XP SP1 è già installato con tutti i driver.

Oltre a ciò ci siamo muniti di una copia della distribuzione Linux Mandrake 10.0 Official (32 bit) nonché, in seguito, di quella denominata Mandrake 10.0-AMD64 (64 bit).
La scelta è ricaduta su Mandrake in quanto si proponeva come una distribuzione facile da installare e rivolta all' home-computing con uno sguardo alla multimedialità più che alla gestione di server. Inoltre, al momento della pianificazione del lavoro, era quella che prometteva una distribuzione ufficiale a 64 bit entro breve e quindi lasciava ben sperare per il futuro.

Ponendoci l'obiettivo di riuscire a rendere il sistema indipendente da Windows abbiamo deciso di dividere il disco fisso dedicando i primi 50 GB a Linux e i restanti 30 al sistema operativo di Bill Gates.

 3 - Installazione e configurazione di Linux Mandrake 10.0 - 32Bit pagina 1/3

  Prima di installare Linux il sistema è stato partizionato e formattato dedicando 50GB a Linux dividendo i 30 GB dedicati a Windows in due partizioni da 15GB ciascuna, una dedicata al sistema operativo e l'altra per interscambio dati. A questo punto è stato reinstallato Windows con i CD forniti a corredo del PC e sono stati ripristinati tutti i driver, inoltre è stata compiuta una verifica completa del funzionamento corretto di tutte le periferiche di cui è dotato il computer. Ad esito positivo di tutti i test è iniziata l'avventura con Linux, nella versione “standard” a 32bit.

La parte di disco dedicata a questo sistema è stata partizionata dedicando 3 GB di spazio alla directory radice, 15 GB alla /usr, 5 GB alla /var e lasciando il rimanente per le home degli utenti. Si è optato per la scelta individuale dei pacchetti da installare che permette di personalizzare il sistema in modo completo e in questa fase sono stati selezionati tutti i pacchetti disponibili, ma non quelli superflui ed inutili come ad esempio il supporto per il cinese, ecc.

L'installazione così procede senza intoppi fino alla sua conclusione chiedendo di impostare il tipo di scheda video, il tipo di scheda di rete, una eventuale connessione ad internet e i servizi da attivare al boot.
Ora c'è il riavvio. Tutto bene, il computer parte, il bootloader (LILO per default) chiede di scegliere tra la precedente installazione di Windows e Linux. L'avvio dei servizi di base procede correttamente ma quando viene proposta l'interfaccia grafica si ha la prima sorpresa. Infatti, come un attento lettore avrà certamente notato, la risoluzione del display non è standard. Si tratta di un LCD con 1280x800 punti e avendo impostato una risoluzione di 1024x768 restano a schermo delle grandi fasce nere non utilizzate. Per fortuna è facile ovviare a questo problema ma è necessario iniziare a “sporcarsi le mani” andando a modificare manualmente il file di configurazione del server grafico, eliminando le impostazioni relative alle risoluzioni presenti ed aggiungendo quella per questo display.
Io ho risolto il problema come segue: innanzitutto, usando come server grafico l' Xfree86-4.3 è necessario localizzare il file /etc/X11/XF86Config-4 ed aprirlo con un editor di testo tipo emacs o kate. Dato che è un file di sistema è necessario essere loggati come utente root per poterlo modificare.
Nella parte Section “Monitor” è necessario aggiungere la riga ModeLine "1280x800" 83.5 1280 1344 1480 1680 800 801 804 828 che da le direttive al server grafico per impostare la risoluzione di 1280x800 punti alla frequenza di 60 Hz; quindi nella Section “Screen” aggiungere

Subsection "Display"
Depth 24
Virtual 1280 800
EndSubsection

Come riferimento allego il mio file XF86Config-4.

Un altro punto dolente della parte grafica è dato da uno spiacevole bug dei driver forniti con la Mandrake (che sono quelli che si trovano in ogni kernel standard). Ci si accorge ben presto che quando si passa da una schermata grafica ad una testuale, ad esempio cambiando runlevel o passando ad una console (ctrl-alt-f1), o più semplicemente quando si va a spegnere il PC, lo schermo risulta completamente corrotto e risulta impossibile riuscire ad interpretare ciò che vi compare. La soluzione a questo bug si può trovare scaricando da internet gli ultimi driver Nvidia dal sito ufficiale ed installandoli. Questi driver forniscono anche un completo supporto all'accelerazione hardware 3D open-GL. Il file scaricato è un file eseguibile che necessita di essere lanciato senza che sia in esecuzione alcun server grafico e senza che il supporto per il frame-buffer sia attivo.
Per avviare il PC in modalità testuale una volta soltanto, giusto per installare i driver aggiornati, è sufficiente premere 'I' quando richiesto in fase di caricamento del sistema operativo, avviare tutti i servizi eccetto 'dm' che sta ad indicare DisplayManager. Disattivare il frame-buffer invece è un po' più complicato. E' necessario editare il file /etc/lilo.conf e sostituire la direttiva vga=*** con vga=normal e lanciare il comando lilo per riscrivere il MasterBootRecord con le nuove impostazioni.

Se queste modifiche non bastassero per installare i nuovi driver perché non esiste una versione precompilata dei moduli Nvidia per la Mandrake 10.0 è necessario ricompilarli ma per far ciò servono i sorgenti del kernel linux e una configurazione valida senza frame-buffer. Si noti il carattere condizionale dell'affermazione. Ciò è dovuto al fatto che comunque un nuovo kernel andrà compilato per far lavorare a dovere la CPU e quindi è bene già a questo punto iniziare a prendere familiarità con questo tipo di operazione. Il mio consiglio comunque è di non installare da ora i driver in questione ma di attendere di aver sistemato almeno il prossimo nodo che viene al pettine.

Un utente attento infatti non potrà fare a meno di notare quanto il sistema così funzionante sia lento rispetto alle attese e infatti, spulciando tra i file della directory /proc si scopre che l'ACPI non è abilitato e che il processore, che dovrebbe avere una frequenza di clock massima di 2GHz, sta funzionando sempre a 800MHz !!
Quindi risparmio energetico sempre attivo!! Senza ACPI abilitato infatti non viene riconosciuta la tecnologia powernow di AMD che permette di variare la frequenza di lavoro della cpu in conformità al carico di lavoro.

Per abilitare questa funzione è opportuno cambiare kernel scaricando da www.kernel.org la versione stabile più recente. Al momento dei test era la 2.6.7 .

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  Una volta configurata a dovere ed installato il nuovo kernel (il file .config usato si trova a questo link) il processore fa il suo dovere ma è necessario ancora installare un programmino che si occupi di impostare attraverso l'acpi la frequenza di lavoro adeguata alla situazione. Se si usa una configurazione già testata l'installazione di un kernel non è una cosa che deve destare troppa paura, basta decomprimere i sorgenti nella directory /usr/src , copiare nella directory del nuovo kernel il file di configurazione, eventualmente fare delle modifiche con il comando make menuconfig, oppure make xconfig se si usa l'interfaccia grafica.
Di seguito si andrà a compilare il kernel effettivo e i moduli (driver) rispettivamente con i comandi make bzImage e make modules, se queste fasi vanno a buon fine si procederà ad installare i moduli con make modules_install, se anche questo non da luogo ad errori si possono copiare il file System.map e arch/i386/boot/bzImage nella directory /boot prestando attenzione a dare loro dei nomi appropriati nella directory destinazione come ad esempio /boot/System.map-versionexx e /boot/vmlinuz-versionexx.
Fatto ciò si può aggiungere al file di configurazione del LILO la struttura relativa al nuovo kernel copiando una di quelle presenti e sostituendo il nome dell'immagine con quello del file appena copiato ed eliminando la riga relativa a initrc che non è indispensabile. Apprestandosi ad usare il nuovo kernel 2.6.7 è necessario aggiungere le direttive acpi=on pci=noacpi alla riga append della nuova istanza del LILO.
Dopo aver lanciato il comando lilo si può riavviare e scegliere dal menu di avvio il nuovo kernel. Se tutto è stato fatto correttamente non ci dovrebbero essere problemi e, per quanto riguarda la gestione corretta della cpu dovremmo essere a posto. Ora l'acpi è in grado di controllare lo stato della cpu. Resta da automatizzare il cambiamento di tale stato. Ciò può essere affidato ad un programmino chiamato cpudyn che si compila e installa senza problemi, basta inserire uno script di avvio in /etc/rc5.d per renderlo attivo allo startup.

Passiamo ad un altro aspetto.
Una caratteristica della Mandrake è la presenza del supermount, questa è una parte del kernel che permette al sistema operativo di identificare l'inserimento/estrazione di periferiche esterne al sistema quali sono ad esempio i CD o dispositivi di memorizzazione USB e di montare/smontare il filesystem di queste periferiche in modo automatico. Per adeguare il nostro nuovo kernel a tale funzionalità è necessario applicare una patch. In rete è disponibile la patch LNX che è comprensiva del supermount e di altre funzionalità aggiuntive, compreso il supporto dei driver grafici Nvidia da non installare perchè sono una vecchia versione. Comunque questa patch riconosce automaticamente i sorgenti del kernel 2.6.7 e si installa in modo corretto e semplice. Prima di compilare quindi bisogna far attenzione ad abilitare il supermount.

Con questo possiamo considerare quasi concluse le operazioni sul kernel.
Ora passiamo ad analizzare ciò che funziona e ciò che invece non è ancora supportato.
I bus USB-1.1 e USB-2 sono correttamente funzionanti, testati con un mouse, una stampante Epson, uno scanner Epson in standard usb-1.1, e con una penna-usb Sandisk da 512 MB in standard usb-2. Il suono funziona bene con i driver intel-i8x0 che sono compatibili con il chipset nvidia. Il bus IEEE8139 firewire viene correttamente riconosciuto.
La scheda di rete funziona bene con i driver che sono installati automaticamente. La scheda video e lo schermo sono completamente supportati dopo i cambiamenti al file X86Config-4 e l'installazione degli ultimi driver nvidia (versione testata 1.0-6.111). La gestione delle frequenze di lavoro della cpu è corretta grazie alle direttive date nelle impostazioni del lilo e grazie a cpudyn. Siamo già a buon punto.

 5 - Installazione e configurazione di Linux Mandrake 10.0 - 32Bit pagina 3/3

  Restano da sistemare però alcuni aspetti importanti. In primo luogo il touchpad non viene riconosciuto. Per farlo funzionare a dovere è necessario tornare a “sporcarsi le mani” dentro al kernel.
Con un po' di pazienza si scopre che il touchpad è un mouse PS/2 di produzione Alps e viene supportato pienamente dai driver synaptics. Quindi è necessario scaricare il pacchetto synaptics-0.13.5 e procedere alla sua installazione. Cosa che si rivela piuttosto laboriosa dato che è necessario applicare una patch al kernel, ricompilarlo, e di seguito compilare ed installare il modulo che gestisce il mouse, nonché aggiungere direttamente nel file di configurazione del server grafico (XF86Config-4) una parte sostanziale per la configurazione di tutti i paramentri del touchpad. Non è finita perché un provabile bug del chip nforce3-150 impedisce al mouse di essere individuato al primo tentativo e quindi è necessario forzare il caricamento del modulo per due volte durante il boot del sistema e prima che venga inserito un eventuale mouse usb ma dopo che il server grafico è stato caricato. Per far ciò è necessario creare uno script in /etc/rc5.d . A questo punto anche il touchpad è sistemato.

Un altro piccolo inconveniente si presenta ora. Si nota che i file di log in poco tempo arrivano ad accupare parecchie centinaia di megabyte! Ciò avviene perché l'interfaccia del kernel verso il modulo che gestisce il touchpad manda nei log i messaggi di tutti gli eventi che arrivano dalla periferca. Per ovviare a questo problema è sufficiente inserire la riga evbug nel file /etc/hotplug/blacklist.

Rimane ora da verificare il funzionamento della scheda wireless. Non esistono driver linux affidabili e distribuiti gratuitamente per questo tipo di dispositivo però si possono usare con successo i driver di windows se installati attraverso il modulo ndiswrapper che traduce le richieste del kernel linux in un modo consono a quanto richiesto dai driver windows. Anche questa periferica risulta quindi supportata, perfino il tasto e il led di on/off fanno appieno il loro dovere.

Come ulteriore punto di perfezionamento del proprio sistema si può installare e configurare un demone chiamato lineakd che opportunamente configurato gestisce in modo corretto i tastini esterni che comandano i livelli audio della scheda sonora. Anche in questo caso non ci sono difficoltà particolari di installazione ma è necessario aggiungere nel file di configurazione appropriato la struttura dati che corrisponde ai codici di questo portatile.

Il bus PCMCIA non è stato testato ma su vari forum in internet c'è diversa gente che, con lievi modifiche ai file della configurazione di avvio, usa correntemente questo bus.

Punti dolenti invece, per i quali sembra non esserci ancora soluzione sono il lettore di memory-card e, ben più importante per me, il modem integrato. Per quest'ultimo però è probabile che prima o poi qualcuno perfezioni un modulo in grado di renderlo operativo.

Altro punto debole del linux è la gestione della sospensione. Provando ad attivare lo stato di sospensione in memoria o su disco il sistema spegne lo schermo ed entra in uno stato dal quale però non si risveglia più. L'unica cosa da fare è spegnere e riaccendere togliendo alimentazione e batteria.

Ultima cosa, il masterizzatore CD/DVD+R funziona correttamente con i programmi forniti nella Mandrake.

Non è stata proprio una passeggiata ma ora, a parte il modem e il lettore di memory-card, il sistema è affidabile e funzionante.

 6 - Installazione e configurazione di Linux Mandrake 10.0 - 64Bit pagina 1/2

  

Un primo tentativo di installare la versione a 64 bit della Mandrake è stato fatto provando solo ad aggiornare i pacchetti già installati nella precedente esperienza a 32 bit usando la procedura guidata presente nell'installazione.
Questo tentativo è andato a vuoto in quanto il sistema non è più stato in grado di avviarsi. La cosa migliore da fare allora è stata la formattazione delle partizioni dedicate al sistema lasciando intatta quella per le home degli utenti. Così, partendo da zero, ho iniziato l'installazione della nuova distribuzione con gli stessi criteri per la scelta dei pacchetti e per le impostazioni di base usati con precedente distribuzione.
Una piacevole sorpresa al riavvio del sistema è stata vedere che con il nuovo codice a 64 bit l'ACPI è stato riconosciuto e reso attivo in modo automatico.

Il proseguimento della configurazione allora è stato fulmineo: copia del file di configurazione del server grafico e installazione di cpudyn, script di inizializzazione per il touchpad (che intanto viene visto come un normale mouse ps/2 ma funziona egregiamente anche con il tocco-click). Tutto funziona bene: rete ethernet, usb, touchpad, audio.

Credevo di avere la situazione in pugno quando mi sono scontrato con l'installazione del modulo Nvidia per la scheda video. E' necessario per questo avere una configurazione valida nei sorgenti del kernel e non avere il frame-buffer attivato in essa.
Si rende quindi obbligata la ricompilazione del kernel ma, amara sorpresa, per qualche motivo, anche dopo aver installato il kernel ricompilato, il programma di installazione del modulo nvidia si rifiuta di portare a termine la compilazione del modulo.
Questa situazione si risolve con un qualsiasi altro kernel. Ho fatto vari tentativi con una versione 2.6.7 standard patchata per sistemi x86_64, con una versione 2.6.7 scaricata dagli ftp della Mandrake, con una versione 2.6.8-1 appartenente alla distribuzione FedoraCore per sistemi a 64 bit (la peggiore, il sistema non era neppure in grado di arrivare al mount delle partizioni del disco). Infine sono approdato al kernel 2.6.5-7.104 distribuito nel porting a 64 bit della Suse 9.1 e scaricabile dagli ftp di tale distribuzione. Grazie a questo kernel, mantenendo una configurazione quasi uguale a quella usata per l'installazione funzionante (kernel 2.6.7-LNX) a 32 bit ho ottenuto un sistema stabile. Come già accennato, il problema riscontrato con il kernel Fedora era fondamentale, il sistema andava in stallo in fase di avvio, ho fatto vari tentativi con differenti configurazioni ma non sono mai riuscito ad avviare il computer; eppure Fedora è una distribuzione che si basa su RedHat come Mandrake.

Con il kernel standard 2.6.7 patchato per i 64 bit e l'aggiunta del supermount, come per i kernel Mandrake 2.6.7, il sistema era stabile eccetto per quanto riguarda la gestione dell'usb. Le periferche usb-1 infatti non creavano nessun problema ma la penna usb-2, se inserita e disinserita più di una volta, dava luogo ad un “oops” del kernel. Praticamente un errore grave, che spesso ha impedito anche il corretto spegnimento del sistema. Avendo la necessità di usare una memoria flash usb-2 ovviamente questo inconveniente era insopportabile.
Il kernel Suse invece è risultato privo a questo bug, anche facendo una serie ravvicinata di inseriemento/estrazione della flash non ho mai registrato problemi di sorta.

 7 - Installazione e configurazione di Linux Mandrake 10.0 - 64Bit pagina 2/2

  Con la stabilità così raggiunta ho completato la configurazione installando, senza intoppi, i driver Nvidia per la scheda video.
Inutile provare l'ndiswrapper per la scheda wireless in quanto al momento del test non esistevano notizie di driver Broadcom a 64 bit per Windows.
Il controller PCMCIA dovrebbe funzionare correttamente con le stesse modifiche necessarie per la versione a 32 bit e documentate su alcuni siti internet dedicati a questo tipo di calcolatori. Per quanto riguarda il touchpad ho preferito rinunciare all' “accelerazione” in favore di un ottimo comportamento del puntatore riscontrato già con le impostazioni in modalità ps/2.

Non sono invece riuscito ad installare correttamente il pacchetto lineak per la configurazione dei tastini esterni di controllo del volume audio ma sarà questione di tempo in quanto c'è già qualcuno che lavora per il porting a 64 bit di questa funzionalità. Ad onor di cronaca va precisato che ho trovato un messaggio su un forum scritto da una persona che, con la Suse9.1 Professional usa con successo lineak.

Come per la versione a 32bit il modem e il lettore di memory-card, per ora, hanno poche speranze di trovare un loro impiego fruttuoso con il linux.
Allo stesso modo, non funziona la sospensione del sistema né in modalità “Suspend to Disk” né in “Suspend to Memory”.

Il masterizzatore invece non ha problemi. Unica nota su questo dispositivo è che la sua qualità è scarsa, infatti spesso ha difficoltà nel leggere i cd-rw ed è bene masterizzare i DVD a 1x altrimenti potrebbero risultare illeggibili anche ad altri lettori. Ma questi difetti si manifestano anche con Windows per cui non ne va nulla a discapito del linux.

Come ciliegina sulla torta ho deciso di testare sull'installazione così ottenuta i driver distribuiti da Nvidia come supporto per il chipset nForce. La casa in questione non è mai stata molto generosa nei confronti dei driver e anche questa volta si è confermata tale. Il pacchetto scaricabile infatti comprende solo il supporto per la scheda audio e per la scheda di rete ethernet.
L'installazione procede senza problemi ma nel momento in cui si tenta di caricare il modulo di supporto alla scheda di rete compare un messaggio che riporta che l'hardware non è presente!! E' quindi necessario tornare al precedente modulo compatibile, che peraltro lavora molto bene dato che garantisce una banda di quasi 10 Mbyte/sec senza peraltro appesantire la cpu in modo consistente.

Per fortuna, almeno la scheda audio viene riconosciuta correttamente ed è in grado di gestire il mixaggio delle sorgenti via hardware, oltre che configurare le uscite audio in modo stereo, a quattro canali, 5+1 o 7+1 dolby surround. Non sono però tutte stelle quelle che brillano, anche qui infatti c'è la sorpresa: il driver audio è stato scritto solo per supportare il server sonoro OSS (OpenSoundSystem) ormai reso obsoleto dal server ALSA e mantenuto solo per compatibilità con il passato. Conseguenza di ciò è che i mixer sonori presenti nelle interfacce grafiche (KDE e GNOME) non possono essere avviati, almeno con Mandrake, e non è possibile salvare le impostazioni dei livelli sonori prescelti.

 8 - Considerazioni conclusive

  

Osservando la mole di lavoro necessaria ad installare linux su un pc portatile come quello in prova ritengo che, anche se i risultati sono abbastanza buoni, una soluzione di questo tipo non sia certamente pensabile per un utente poco esperto di informatica, e possa essere più che altro un hobby per la persona un po' più smaliziata. Motivo fondamentale di questa mia condanna è dovuto al fatto che, anche dopo un intenso lavoro, non è possibile far funzionare a dovere tutto l'hardware presente nella macchina e si renda quindi necessario mantenere, a fianco del linux, un'installazione di Windows.

Se invece si è disposti a rinunciare, per ora, al wireless, al modem integrato, e alla sospensione del sistema allora ecco che il linux si rivela certamente un sistema già maturo e pronto ad accompagnare l'utente nel proprio lavoro, anche in notebook AMD Athlon64, a patto di dedicare un certo tempo alla corretta configurazione del sistema.

Apprezzabile e ben funzionante è anche la compatibilità del sistema a 64 bit con le applicazioni a 32 bit. In molti casi infatti è possibile continuare ad usare i nostri vecchi programmi senza problemi. Altre volte invece questi programmi richiedono delle librerie che, se installate nel sistema a 64 bit, creerebbero dei conflitti e quindi si rende necessario un porting vero e proprio del programma. Per testare questa caratteristica ho provato a far girare dei programmi di carattere scientifico/matematico da me scritti e compilati su 32 bit. Tutti hanno dato risultati corretti. Compilandoli a 64 bit ho ottenuto incrementi di prestazioni variabili dall'8 al 15 % rispetto alla stessa macchina con sistema operativo a 32 bit.
Con l'esperienza ottenuta da queste prove, per questo tipo di computer credo che, allo stato attuale, la distribuzione linux più affidabile e completa sia la Suse 9.1 pertanto se qualcuno, leggendo questo articolo pensasse di provare ad installare linux sul proprio computer il mio consiglio è di cominciare da quel punto, almeno per i notebook. Gli aspetti critici descritti in precedenza sono piuttosto simili e comuni a tutte le distribuzioni attualmente in commercio o scaricabili da internet e si risolvono pressoché alla stesso modo per tutte le distribuzioni, con un po' di pazienza e costanza nel percorso intrapreso.

Da quanto detto in precedenza emerge ancora una lieve superiorità del codice a 32 bit rispetto a quello a 64 soprattutto dovuta alla difficoltà di reperire alcuni programmi sviluppati già pensando alla nuova tecnologia. Ma deve essere chiaro, allo stesso tempo, che le possibilità offerte dall'innovazione tecnologica introdotta dai nuovi processori sono già sfruttabili e vengono già usate dai nuovi sistemi operativi. I programmi di cui sentiamo un po' la mancanza arriveranno a breve e forse, cercando bene tra gli archivi delle distribuzioni a 64 bit ci sono già.
Nel confronto con Windows invece emerge la netta differenza tra il supporto all'hardware fornito da questo sistema e quello piuttosto scarno e “artigianale” che invece accompagna l'open-source.

Una precisazione si rende doverosa. Il test eseguito è stato condotto su una sola macchina e quindi rispecchia la realtà legata allo specifico modello in esame ad ai suoi componenti, che non sono neppure troppo diffusi sul mercato. E' cioè un prodotto di nicchia ma è, proprio per questo motivo, importante per valutare lo stato di avanzamento dello sviluppo di un sistema operativo.
Come conseguenza si ha però che su un sistema diverso si potrebbero avere dei risultati diametralmente opposti, ad esempio a favore di altre distribuzioni linux neppure considerate in questo articolo. In particolare se ci si spostasse nel mondo dei desktop la gran parte degli inconvenienti riscontrati in questo articolo non si presenterebbe per la diversità dell'hardware ivi presente, rendendo l'installazione molto più semplice e riducendo il tempo da dedicare ad essa al tempo necessario alla copia dei pacchetti e alla configurazione delle periferiche. Consiglio pertanto a chi si avvicina per la prima volta al mondo dell'open-source di farlo partendo da un sistema desktop, certamente all'inizio avrà delle soddisfazioni maggiori. Per chi vuole mettere alla prova la propria esperienza e conoscenza invece la sfida migliore è data dai portatili di ultima generazione.
In ogni caso, a mio parere, il momento in cui potremmo avere a disposizione un sistema operativo gratuitamente distribuibile e in grado di adeguarsi bene anche a situazioni delicate quali quelle viste in questa esperienza non è così lontano.


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