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Immaginate uno schermo nero con un cursore che lampeggia. Questo era DOS. Nato agli albori dell'era dell'informatica di consumo questo sistema operativo ebbe uno straordinario successo grazie all'intuizione di un certo Bill Gates che lo fornì ad IBM per i suoi primi personal computers. L'eredità di questo dinosauro informatico è però molto più viva di quel che si crede. Le prime versioni di Windows altro non erano che un sistema dos con interfaccia grafica, e perfino in Xp permangono alcuni retaggi di quel sistema nascosti dietro al prompt dei comandi o alla console di ripristino.
Oltre alla versione Microsoft (MS-Dos) sono sempre esistite altre "edizioni" del Dos, in particolare circa dodici anni fa nasceva il progetto FreeDos finalizzato a creare un clone gratuito ed aperto dedicato all'architettura x86. Dopo una lunga gestazione e fasi di stasi prolungata è finalmente disponibile la versione 1.0. Le ISO del sistema possono essere scaricate a questo indirizzo direttamente dal sito ufficiale del progetto (www.freedos.org).
Per quanto anacronistico possa sembrare anche oggi, in tempi di sistemi operativi con complesse interfacce grafiche tridimensionali, il dos ha un suo spazio e una sua ragione. Anzitutto consente di eseguire i programmi scritti per il relativo ambiente (cosa no sempre possibile in Windows) inoltre è possibile recuperare il vecchio hardware ormai non compatibile con le richieste dei SO attuali, infine un'ampio parco macchine composto da registratori di cassa, sportelli interattivi e in generale dispositivi dalle risorse limitate potrebbero impiegare Freedos come sistema preinstallato. Come si suol dire: a volte ritornano.
Fonte: Punto Informatico
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