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Il linguaggio Java: lez.2

Un articolo di: Fonte Esterna del 20/11/2002      Letture: 17616

Modulo 1

Si ringrazia Claudio De Sio per la concessione del materiale pubblicato in questo articolo.

Introduzione

Obiettivi: Il Lettore al termine di questo capitolo deve essere in grado di

1. Saper definire il linguaggio di programmazione Java e le sue caratteristiche. (unità 1.1)
2. Interagire con l’ambiente di sviluppo: il Java Development Kit. (unità 1.2, 1.5, 1.6)
3. Saper digitare, compilare e mandare in esecuzione una semplice applicazione. (unità 1.3, 1.4, 1.5, 1.6)

Unità didattica 1.1)

- Introduzione a Java (5w

)
- Cosa è Java (what)

Java è un linguaggio di programmazione nato negli anni novanta, e destinato a diventare in breve tempo, il linguaggio più utilizzato in assoluto. Nato per puri scopi di ricerca in ambito universitario, e non come in molti altri casi, per volere di una multinazionale per conquistare nuove fette di mercato, Java si pone come un "super-linguaggio" che supera i limiti e i difetti che hanno altri linguaggi. La Sun Microsystems ha poi fatto in modo che dal linguaggio, si sia poi evoluta una serie di famose tecnologie (J.S.P., Servlet, E.J.B., Jini, R.M.I., etc.) che si stanno diffondendo in molti ambiti del mondo della programmazione. Con il termine "Java" ci si riferisce sia al linguaggio, sia alla tecnologia che racchiude tutte le tecnologie di cui sopra. In questo manuale ci limiteremo a parlare del linguaggio.

- Breve storia di Java (who, where & when)

Nel 1992 nasce il linguaggio Oak (quercia) prodotto della Sun Microsystems e realizzato da un gruppo di esperti e navigati sviluppatori, che formavano il cosiddetto "Green Team", ed erano capitanati da James Gosling, oggigiorno uno tra i più famosi e stimati "guru informatici" del pianeta. Sembra che il nome Oak derivi dal fatto che Gosling e i suoi colleghi, nel periodo in cui svilupparono questo nuovo linguaggio, avessero avuto come unica compagnia, quella di una quercia che si trovava proprio fuori la finestra dell’ufficio in cui lavoravano

. In un primo momento la Sun decise di destinare questo nuovo prodotto, alla creazione d’applicazioni complesse per piccoli dispositivi elettronici. In particolare, sembrava che i campi strategici da conquistare in quegli anni, fossero quello della domotica e quello della TV via cavo. Ma, in realtà, i tempi non erano ancora maturi per argomenti quali il "video on demand" e gli "elettrodomestici intelligenti". Solo da pochissimi anni, infatti, si iniziano a richiedere video tramite Internet o TV via cavo, ed appartiene ancora ai sogni di molte casalinghe l’idea di avere un "Robot" che svolga le faccende domestiche al loro posto

. Nel 1993, con l’esplosione di Internet (negli Stati Uniti), nasce l’idea di trasmettere codice eseguibile attraverso pagine HTML. La nascita delle C.G.I. (Common Gateway Interface) rivoluzionò il World Wide Web.

Il mercato che sembrava più appetibile allora ben presto diventò proprio Internet. Nel 1994 viene realizzato un browser che fu chiamato per breve tempo "Web Runner" (dal film "Blade Runner", il preferito di Gosling) e poi, in via definitiva, "HotJava".

Il 23 maggio del 1995 Oak è ribattezzato ufficialmente col nome "Java". Il nome questa volta deriva dalla tipologia indonesiana di caffè di cui ha abusato il Green Team durante il periodo di sviluppo del linguaggio: per i nomi non hanno avuto molta fantasia! La Netscape annuncia contemporaneamente la scelta di dotare il suo celeberrimo browser della Java Virtual Machine (J.V.M.), la quale, rende di fatto, Java un linguaggio multipiattaforma. Inoltre la Sun Microsystems mette a disposizione gratuitamente il kit di sviluppo J.D.K. (Java Development Kit) sul sito www.java.sun.com . Nel giro di pochi mesi i download del J.D.K. 1.02a diventarono migliaia e Java iniziò ad essere sulla bocca di tutti. La maggior parte della pubblicità di cui usufruì Java nei primi tempi, era direttamente dipendente dalla possibilità di scrivere piccole applicazioni in rete, sicure, interattive ed indipendenti dalla piattaforma chiamate "applet". Nei primi tempi sembrava che Java fosse il linguaggio giusto per creare siti Web spettacolari, ma in realtà, Java era ed è molto di più che un semplice strumento per rendere più piacevole alla vista la navigazione. Oggigiorno abbiamo altri strumenti per ottenere certi risultati con minor sforzo. Java è invece oggi un potente linguaggio di programmazione che sta diventando sempre di più la soluzione ideale ai problemi che accomunano aziende operanti in settori diversi (banche, software house, compagnie d’assicurazioni) come la sicurezza. La Sun ha investito molto in questi anni sul progetto Java ottenendo risultati straordinari.

- Perchè Java (why)

Nei mesi che precedettero la sua creazione, nel mondo informatico circolavano statistiche alquanto inquietanti. In una di esse, si calcolava che, in una prima release di un’applicazione scritta in C++ (all’epoca linguaggio leader indiscusso nella programmazione), fosse presente un bug ogni cinquanta righe di codice. In un’altra si affermava che per un ottanta per cento, la presenza di questi bug era dovuta fondamentalmente a tre ragioni: scorretto uso dell’aritmetica dei puntatori, abuso delle variabili globali e conseguente utilizzo incotrollato del comando goto. Infatti, tramite l’aritmetica dei puntatori, il programmatore ha a disposizione uno strumento tanto potente quanto pericoloso e difficile da utilizzare. Per quanto riguarda le variabili globali (ovvero le variabili che essendo dichiarate all’interno del programma chiamante risultano accessibili da qualsiasi funzione dell’applicazione in qualsiasi momento), rappresentano per molti programmatori, una scorciatoia troppo invitante per apportare modifiche al codice. Giacché, il flusso di lavoro di un’applicazione non è sempre facilmente prevedibile, per cercare di evitare che le variabili globali assumano valori indesiderati, il programmatore avrà a disposizione il "famigerato" comando goto, che permette di far saltare il workflow dell’applicazione da una parte di codice ad un’altra, senza tener conto più di tanto della logica implementativa.

Java è stato creato proprio per superare, a partire da queste ed altre statistiche, i limiti che gli altri linguaggi hanno. Alcuni dei punti fermi su cui si basò lo sviluppo del linguaggio, furono l’eliminazione dell’aritmetica dei puntatori e del comando goto. In generale si andò nella direzione di un linguaggio potente, moderno, chiaro, ma soprattutto robusto e "funzionante". In molti punti chiave del linguaggio è favorita la robustezza piuttosto che la potenza, basti pensare all’assenza dell’aritmetica dei puntatori.

Gli sviluppatori che hanno realizzato a Java, hanno cercato di realizzare il linguaggio preferito dai programmatori, arrichendolo delle caratteristiche migliori degli altri linguaggi, e privandolo delle peggiori e delle più pericolose.

- Caratteristiche di Java

Java ha alcune importanti caratteristiche che permetteranno a chiunque di apprezzarne i vantaggi.

Sintassi: è simile a quella del C e del C++, e questo non può far altro che facilitare la migrazione dei programmatori da due tra i più importanti ed utilizzati linguaggi esistenti. Chi non ha familiarità con questo tipo di sintassi può inizialmente sentirsi disorientato e confuso, ma ne apprezzerà presto l’eleganza e la praticità.

Gratuito: per scrivere applicazioni commerciali non bisogna pagare licenze a nessuno. Sun ha sviluppato questo prodotto e lo ha migliorato usufruendo anche dell’aiuto della comunità "open-source".

Robustezza: essa è derivante soprattutto da una gestione delle eccezioni chiara e funzionale, e ad un meccanismo automatico della gestione della memoria (Garbage Collection) che esonera il programmatore dall’obbligo di dover deallocare memoria quando ce n’è bisogno, punto tra i più delicati nella programmazione. Inoltre il compilatore Java, è molto "severo". Il programmatore è infatti costretto a risolvere tutte le situazioni "poco chiare", garantendo al programma maggiori chance di corretto funzionamento.

Libreria e standardizzazione: Java possiede una enorme libreria di classi standard che forniscono al programmatore la possibilità di operare su funzioni comuni di sistema come la gestione delle finestre, dei collegamenti in rete e dell’input/output. Il pregio fondamentale di queste classi sta nel fatto che rappresentano un’astrazione indipendente dalle piattaforme per un’ampia gamma di interfacce di sistema comunemente utilizzate. Inoltre se utilizziamo Java non avremo problemi di standardizzazione, come per esempio, compilatori che compilano in modo differente grazie alle specifiche dettate da Sun.

Indipendenza dall’architettura: grazie al concetto di macchina virtuale ogni applicazione, una volta compilata, potrà essere eseguita su di una qualsiasi piattaforma (per esempio un PC con sistema operativo Windows o una workstation Unix). Questa è sicuramente la caratteristica più importante di Java. Infatti, nel caso in cui si debba implementare un programma destinato a diverse piattaforme, non ci sarà la necessità di doverlo convertire radicalmente a seconda della piattaforma. E’ evidente quindi che la diffusione di Internet favorirà sempre di più la diffusione di Java. Recentemente una statistica ha affermato che questo linguaggio diventerà il più utilizzato in assoluto a livello mondiale nel 2003, operando uno straordinario sorpasso al C++.

Java Virtual Machine: Ciò che rende possibile di fatto l’indipendenza dalla piattaforma è la Java Virtual Machine, un software che svolge un ruolo da interprete (ma non solo) per le applicazioni Java. Più precisamente dopo aver scritto il nostro programma Java, prima bisogna compilarlo (per i dettagli riguardante l’ambiente e il processo di sviluppo, vi rimandiamo al paragrafo successivo). Otterremo così, non direttamente un file eseguibile (ovvero la traduzione in linguaggio macchina del file sorgente che abbiamo scritto in Java), ma un file che contiene la traduzione del nostro listato in un linguaggio molto vicino al linguaggio macchina detto "byte code". Una volta ottenuto questo file dobbiamo interpretarlo. A questo punto la J.V.M. interpreterà il byte code ed il nostro programma andrà finalmente in esecuzione. Quindi, se piattaforme diverse posseggono una Java Virtual Machine, ciò sarà sufficiente per renderle potenziali esecutrici di byte code. Infatti, da qualche anno a questa parte, i Web Browser più diffusi implementano all’interno di essi una versione della J.V.M., capace di mandare in esecuzione le applet Java. Ecco quindi svelato il segreto dell’indipendenza della piattaforma. Si parla di "macchina virtuale" perché in pratica questo software è stato implementato per simulare un hardware. Si potrebbe affermare che il linguaggio macchina sta ad un computer come il byte code sta ad una Java Virtual Machine. Oltre che permettere l’indipendenza dalla piattaforma, la J.V.M. permette a Java di essere un linguaggio multithreaded (caratteristica di solito dei sistemi operativi), ovvero capace di mandare in esecuzione più processi in maniera parallella. Inoltre garantisce dei meccanismi di sicurezza molto potenti, e la "supervisione" del codice da parte della Garbage Collection

Orientato agli oggetti: Java ci fornisce infatti degli strumenti che praticamente ci "obbligano" a programmare ad oggetti. I paradigmi della programmazione ad oggetti (ereditarietà, incapsulamento, polimorfismo) sono più facilmente apprezzabili e comprensibili. Java è più chiaro e schematico che qualsiasi altro linguaggio orientato agli oggetti. Sicuramente, chi impara Java, potrà in un secondo momento accedere in modo più naturale alla conoscenza di altri linguaggi orientati agli oggetti, giacché, avrà di certo una mentalità più "orientata agli oggetti".

Semplice: in realtà relativamente a questo argomento bisogna fare una precisazione. Java è un linguaggio molto complesso considerandone la potenza e tenendo presente che ci obbliga ad imparare la programmazione ad oggetti. Ma, in compenso, si possono ottenere risultati insperati in un tempo relativamente breve. Apprezzeremo sicuramente le semplificazioni che ci offre Java durante questo corso. Abbiamo già accennato al fatto che non esiste l’aritmetica dei puntatori grazie all’implementazione della Garbage Collection. Provocatoriamente Bill Joy, vice-presidente della Sun microsystems negli anni in cui Java è stato creato, propose come nome sostitutivo di Oak il nome "C + + - -", a sottolineare che il nuovo linguaggio voleva essere un nuovo C++, ma senza le sue caratteristiche peggiori (o se vogliamo, senza le caratteristiche più difficili da utilizzare e quindi pericolose).

Sicurezza: ovviamente, avendo la possibilità di scrivere applicazioni interattive in rete, Java possiede anche delle caratteristiche di sicurezza molto efficienti. Come c’insegna la vita quotidiana nulla è certo al 100%. Esistono una serie di problemi relativi alla sicurezza di Java che ricercatori dell’Università di Princeton hanno scoperto e reso pubblici su Internet. Ma di una cosa possiamo essere certi: la Sun sta dando priorità assoluta proprio alla risoluzione di questi problemi. Intanto, oggi come oggi, Java è semplicemente il linguaggio "più sicuro" in circolazione.

Unità didattica 1.2)

- Ambiente di sviluppo

Per scrivere un programma Java, abbiamo bisogno, in primo luogo, di un programma che ci permetta di scrivere del testo, ovvero di un Text Editor (come ad esempio il Note Pad di Windows, l’Edit del Dos, o il Vi di Unix). Abbiamo già accennato al fatto che Java è un linguaggio che si può considerare sia compilato che interpretato. Abbiamo quindi bisogno di un compilatore e di una Java Virtual Machine capace di interpretare il byte code generato dalla compilazione del codice Java. In questo corso utilizzeremo il famoso Java Development Kit, scaricabile gratuitamente dal sito www.java.sun.com con le relative note di installazione e documentazione, che ci offre sia un compilatore, che un ambiente interpretato per permetterci di lavorare in modo completo. Infatti il J.D.K. implementa una suite di applicazioni, come un compilatore, una J.V.M., un formattatore di documentazione, una J.V.M. per interpretare applet e così via. Si possono scaricare diverse versioni di questo software. Nel periodo in cui è stato scritto questo manuale (gennaio 2001), la versione più recente è la 1.3, ma, per questo corso, potremmo usare anche una versione qualsiasi dalla 1.2 in poi.

Esistono anche ambienti di sviluppo visuali che integrano Text Editor, compilatore, ed interprete come JBuilder della Borland, Visual Cafè della Symantec, Visual Age for Java della IBM o Forte for Java della stessa Sun. Ognuno di questi strumenti favorisce di sicuro una velocità di sviluppo maggiore, ma per quanto riguarda il periodo di apprendimento del linguaggio, è preferibile di certo scrivere tutto il codice senza aiuti da parte di questi strumenti, per non correre il rischio di non raggiungere una conoscenza "seria" di Java. C’è capitato spesso di conoscere persone che programmavano con questi strumenti da anni, senza avere chiari concetti di base come la gestione dei reference. Quindi, abituiamoci da subito ad avere a che fare con più finestre aperte contemporaneamente. Infatti, dopo aver installato correttamente il J.D.K. e settato opportunamente le eventuali variabili di ambiente (consultare la note di installazione), scriveremo il nostro codice sorgente su di un Text Editor, il Note Pad (blocco note) di Windows va benissimo. Salveremo il nostro file con suffisso ".java" (attenzione: se utilizziamo il Note Pad dobbiamo salvare il nostro file chiamandolo nomeFile.java ed includendo il nome tra virgolette in questa maniera "nomeFile.java"). Una volta ottenuto il nostro file Java dobbiamo aprire una Prompt di Dos. A questo punto dobbiamo spostarci nella cartella in cui è stato salvato il nostro file sorgente e compilarlo tramite il comando "javac nomeFile.java". Se la compilazione ha esito positivo verrà creato un file chiamato "nomeFile.class". In questo file, come abbiamo già detto, ci sarà la traduzione in byte code del file sorgente. A questo punto potrò mandare in esecuzione il programma invocando l’interpretazione della Java Virtual Machine tramite il comando "java nomeFile".

Unità didattica 1.3)

- Primo approccio al codice

Diamo subito uno sguardo alla classica applicazione "Hello World". In questo modo inizieremo a familiarizzare con la sintassi e con qualche concetto fondamentale come quello di classe e di metodo. Vedremo anche come compilare e come mandare in esecuzione il nostro mini programma che stamperà a video il famigerato messaggio "Hello World!".

Ecco il listato:

1 class HelloWorld
2 {
3     public static void main(String args[])
4     {
5         System.out.println("Hello World!");
6     }
7 }



N.B. I numeri non fanno parte dell’applicazione ma ci saranno utili per la sua analisi.

Unità didattica 1.4)

Analisi del programma "HelloWorld"

Riga 1: class HelloWorld

Dichiarazione della classe HelloWorld. Come vedremo ogni programma Java utilizza il concetto fondamentale di classe, che sarà trattato in dettaglio nel prossimo capitolo. Tutti i listati Java fanno uso di classi: l’intero codice, a parte le importazioni di librerie e le dichiarazioni d’appartenenza ad un package, è sempre incapsulato all’interno di classi.

Questo programma deve essere salvato esattamente col nome della classe, prestando attenzione anche alle lettere maiuscole o minuscole. Questa condizione è necessaria per mandare in esecuzione il nostro programma.

Riga 2: {

Questa parentesi graffa aperta (ottenuta tenendo premuto il tasto ALT e scrivendo 123 con i tasti numerici che si trovano sulla destra della vostra tastiera, e poi rilasciando l’ALT) indica l’inizio della classe HelloWorld, che si chiuderà alla riga 7 con una parentesi graffa chiusa. Il blocco di codice compreso da queste due parentesi definisce la classe HelloWorld.

Riga 3: public static void main(String args[])

Questa riga è bene memorizzarla da subito, dato che essa deve essere definita in ogni applicazione Java. Trattasi della dichiarazione del metodo main. In Java, metodo è sinonimo di azione (i metodi saranno trattati in dettaglio più avanti) ed il metodo main definisce il punto di partenza dell’esecuzione di ogni programma. La prima istruzione che verrà quindi eseguita in fase di esecuzione, sarà quella che la J.V.M. troverà subito dopo l’apertura del blocco di codice che definisce questo metodo.

Ma oltre al nome "main", la riga 3 contiene altre parole di cui studieremo in dettaglio il significato nei prossimi capitoli:

Public: Modificatore del metodo. I modificatori sono utilizzati in Java come nel linguaggio umano sono utilizzati gli aggettivi. Se si antepone un modificatore alla dichiarazione di un elemento Java (un metodo, una variabile, una classe etc.) questo cambierà in qualche modo (a seconda del significato del modificatore) la sua funzionalità. In questo caso trattasi di uno specificatore d’accesso che rende di fatto il metodo accessibile anche al di fuori della classe in cui è stato definito.

static: Altro modificatore del metodo. La definizione di static è abbastanza complessa. Per ora accontentiamoci di sapere che è essenziale per la definizione del metodo main.

void: E’ il tipo di ritorno del metodo. Significa "vuoto" e quindi questo metodo non restituire nessun tipo di valore. Il main non deve mai avere un tipo di ritorno diverso da void.

main: Come abbiamo già detto, trattasi del nome del metodo (detto anche identificatore del metodo)

. (String args[]): Alla destra dell’identificatore di un metodo, si definisce sempre una coppia di parentesi tonde che racchiude una lista di parametri (detti anche argomenti) opzionalmente. Il metodo main, in ogni caso, vuole sempre come parametro un array di stringhe (agli array troveremo dedicato nel terzo modulo, un’intera unità didattica). Notare che args è l’identificatore (nome) dell’array, e quindi è l’unica parola che può variare nella definizione del metodo main, anche se per convenzione si utilizza sempre args.

Riga 4: {

Questa parentesi graffa indica l’inizio del metodo main, che si chiuderà alla riga 6 con una parentesi graffa chiusa. Il blocco di codice compreso da queste due parentesi definisce il metodo.

Riga 5: System.out.println("Hello World!");

Questo comando, che come già detto verrà eseguito non appena avremo mandato in esecuzione il programma, stamperà a video la stringa "Hello World!". Anche in questo caso, giacché dovremmo introdurre argomenti per i quali il lettore non è ancora maturo, preferiamo rimandare la spiegazione dettagliata di questo comando ai prossimi capitoli. Per ora ci basterà sapere che stiamo chiamando un metodo appartenente alla libreria standard di Java che si chiama println, passandogli come parametro la stringa che dovrà essere stampata.

Riga 6: }

Questa parentesi graffa chiusa (ottenuta tenendo premuto il tasto ALT e scrivendo 125 con i tasti numerici che si trovano sulla destra della vostra tastiera, e poi rilasciando l’ALT) chiude l’ultima che è stata aperta, ovvero chiude il blocco di codice che definisce il metodo main.

Riga 7: }

Questa parentesi graffa invece chiude il blocco di codice che definisce la classe HelloWorld.

Unità didattica 1.5)

- Compilazione ed esecuzione del programma HelloWorld

Una volta riscritto il listato appena presentato sfruttando un Text Editor (supponiamo il Note Pad di Windows), dobbiamo salvare il nostro file in una cartella di lavoro, chiamata ad esempio "CorsoJava". Se si decide di utilizzare il Note Pad, il lettore presti attenzione al momento del salvataggio, ad includere il nome del file (che ricordiamo deve essere obbligatoriamente HelloWorld.java) tra virgolette in questo modo "HelloWorld.java". Tutto ciò si rende necessario, essendo Note Pad un editor di testo generico, e non un editor per Java, e quindi tende a salvare i file con il suffisso".txt".

A questo punto possiamo iniziare ad aprire una prompt di Dos ed a spostarci all’interno della nostra cartella di lavoro. Dopo essersi accertati che esista il file "HelloWorld.java" possiamo passare alla fase di compilazione. Se lanciamo il comando:

javac HelloWorld.java

mandiamo il nostro file sorgente in input al compilatore che ci mette a disposizione il J.D.K.. Se al termine della compilazione non ci viene fornito nessun messaggio di errore, vuol dire che la compilazione ha avuto successo. A questo punto possiamo notare che nella nostra cartella di lavoro è stata creato un file di nome "HelloWorld.class". Questo è appunto il file sorgente tradotto in byte code, pronto per essere interpretato dalla J.V.M.: Se lanciamo il comando:

java HelloWorld

il nostro programma, se non sono lanciate eccezioni dalla J.V.M., dopo qualche attimo d’attesa relativo all’interpretazione del byte code compilato, verrà mandato in esecuzione stampando il tanto sospirato messaggio.

Unità didattica 1.6)

- Possibili problemi in fase di compilazione ed esecuzione

Di solito, nei primi tempi, gli aspiranti programmatori Java ricevono spesso dei messaggi misteriosi da parte del compilatore e dell’interprete Java.

Possibili messaggi di errore in fase di compilazione:

1)javac: Command not found

In questo caso non è il compilatore che ci sta segnalando un problema bensì, è lo stesso sistema operativo che non riconosce il comando "javac" che dovrebbe chiamare il compilatore del J.D.K.. Probabilmente quest’ultimo non è stato installato correttamente. Un tipico problema è di non aver settato la variabile d’ambiente path (consultare le note d’installazione).

2) HelloWorld. java: 6: Method printl( java.lang.String) not found in class java.io.PrintStream.

System.out.printl (" Hello World!");

^

(J.D.K. fino alla versione 1.2)

oppure

HelloWorld.java:6: cannot resolve symbol

symbol : method printl (java.lang.String)

location: class java.io.PrintStream

System.out.printl(" Hello World!");

^

(J.D.K. versione 1.3)

Se riceviamo questo messaggio, abbiamo semplicemente scritto "printl" in luogo di "println". Il compilatore non può da solo accorgersi che è stato semplicemente un errore di battitura, ed allora ci ha segnalato che il metodo printl non è stato trovato. In fase di debug, è sempre bene prendere coscienza dei messaggi di errore che ci fornisce il compilatore, tenendo ben presente però, che ci sono dei limiti a questi messaggi ed alla comprensione degli errori del compilatore stesso.

3) HelloWorld.java:6: ';' expected

System.out.println(" Hello World!")

^

(qualsiasi versione del J.D.K.)

In questo caso il compilatore ha capito subito che abbiamo dimenticato un punto e virgola, immancabile conclusione di ogni statement (istruzione). Purtroppo, anche se stiamo parlando di una dei migliori compilatori in circolazione, non sarà sempre così preciso. In alcuni casi, se dimentichiamo un punto e virgola (oppure dimentichiamo di chiudere un blocco di codice con una parentesi graffa), il compilatore ci segnalerà l’esistenza di errori inesistenti in successive righe di codice.

2) HelloWorld.java:1: 'class' or 'interface' expected

Class Argomenti

^

(qualsiasi versione del J.D.K.)

In questo caso invece avremo scritto class con lettera maiuscola e quindi la J.V.M. ha richiesto esplicitamente una dichiarazione di classe (o di interfaccia, concetto che chiariremo più avanti). "Class" lo ripetiamo, non è la stessa cosa di "class" in Java.

Possibili messaggi relativi alla fase di interpretazione:

1) Exception in thread "main" java.lang.NoSuchMethodError: main

Se questo è il messaggio di risposta ad un tentativo di mandare in esecuzione un programma, forse abbiamo definito male il metodo main. Probabilmente abbiamo dimenticato di dichiararlo static o public, oppure abbiamo scritto male la lista degli argomenti (che deve essere String args[]), o magari non abbiamo chiamato "main" il metodo.

Altri classici motivi che potrebbero provocare questo messaggio, possono essere il dichiarare il nome del file con un nome diverso da quello della classe, o il dichiarare il metodo main in modo non corretto.

2) Exception in thread "main" java.lang.NoClassDefFoundError: Helloworld (wrong name

: HelloWorld)
at java.lang.ClassLoader.defineClass0(Native Method)
at java.lang.ClassLoader.defineClass(ClassLoader.java:486)
at java.security.SecureClassLoader.defineClass(SecureClassLoader.java:11
1)

at java.net.URLClassLoader.defineClass(URLClassLoader.java:248)
at java.net.URLClassLoader.access$100(URLClassLoader.java:56)
at java.net.URLClassLoader$1.run(URLClassLoader.java:195)
at java.security.AccessController.doPrivileged(Native Method)
at java.net.URLClassLoader.findClass(URLClassLoader.java:188)
at java.lang.ClassLoader.loadClass(ClassLoader.java:297)
at sun.misc.Launcher$AppClassLoader.loadClass(Launcher.java:286)
at java.lang.ClassLoader.loadClass(ClassLoader.java:253)
at java.lang.ClassLoader.loadClassInternal(ClassLoader.java:313)

Non c’è da spaventarsi! Questo è semplicemente il caso in cui la J.V.M. non trova la classe Java contenente il byte code da interpretare. Infatti, come si può notare, è stato lanciato il comando "java Helloworld" invece di "java HelloWorld". Non sempre quindi messaggi lunghi richiedono radicali correzioni!

Esercizio 1.a)

Digitare, salvare, compilare ed eseguire il programma HelloWorld.



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Commento di Anonimo (ip: 146.133.13.35), scritto il 26/10/2005 alle 18:20:59
jjj

Commento di Anonimo (ip: 151.28.186.97), scritto il 01/12/2005 alle 19:26:58
Ragazzi, che dire la chiarezza al giorno d'oggi è nota solo agli informatici.........e non a tutti!!!
Sono un apprendista del java ma programmo C, ASSEMBLY, VB da c.a. 5 anni.
I miei complimenti per la chiarezza e l'utilità delle informazioni

Commento di Anonimo (ip: 212.141.105.15), scritto il 05/06/2006 alle 23:08:42
veramente bravo! ottimo articolo

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