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A quanto riporta oggi l'agenzia di stampa ANSA, i due legali rappresentanti di Google Italia sono indagati per concorso in diffamazione aggravata.
Il tutto riguarda l'indagine della procura milanese sul video ormai noto a tutti che ritrae alcuni ragazzi che, in una scuola superiore di Torino, molestano un compagno di classe disabile.
Nei giorni scorsi si era molto parlato della comparsa in rete di questo video, girato dagli stessi ragazzi colpevoli di tale azione riprovevole, finchè le forze dell'ordine hanno individuato gli autori del filmato che nel frattempo sono stati anche sospesi da scuola.
Ora pare che la denuncia si sia allargata anche al portale web che, suo malgrado, aveva ospitato il video insieme ai tanti filmati "normali" presenti.
Google Video è un servizio che permette a tutti gli utenti del web di "caricare" i propri filmati e renderli visibili in tutto il mondo. Google in ogni caso, tra le regole di utilizzo, avvisa gli utenti che non è permesso inserire materiale offensivo, pornografico, violento o illegale. Ovviamente, per la enorme mole di video presenti, è impossibile che ogni filmato possa essere esaminato ed approvato da un apposito responsabile, ed infatti Google avvisa che chi inserisce i filmati lo fa sotto la propria responsabilità.
Google, ovviamente e correttamente, ha poi reso inacessibile il video in questione dopo la segnalazione.
E ci pare questo un comportamento corretto da parte di Google, chi ha sbagliato non è Google, il vero sbaglio è nel realizzare gli atti che sono stati filmati, e poi inviarlo sul web per potersene vantare. Anzi, senza Google e gli altri portali di video-sharing molto probabilmente questo ed altri episodi (ad esempio quelli che recentemente hanno visto casi di molestie sessuali filmate e trasmesse sul web) non sarebbero venuti alla luce ed i colpevoli sarebbero rimasti impuniti, liberi di continuare le loro prevaricazioni.
E' inutile sperare di censurare, imbavagliare e/o controllare tutto Internet, sperando così che i problemi si risolvano. Chi vuole diffondere materiale ha mille modi di farlo, anche in modo più anonimo: Google almeno permette una certa rintracciabilità degli autori. E di certo nessuno può aspettarsi che se i siti ufficiali rifiutano di pubblicare un video di una violenza, allora non saranno più commesse violenze!
Ma a quanto pare viene contestato il fatto che la normativa italiana prevede che i direttori di testate giornalistiche siano obbligati a controllare i contenuti pubblicati. Solo che Google Video non è esattamente una testata giornalistica, ma un servizio aperto direttamente a milioni di utenti in tutto il mondo.
Speriamo quindi che l'accusa a Google Italia sia solo un atto dovuto, volto ad appurare che non vi fosse nessuna consapevolezza o complicità da parte dei responsabili del portale nel rendere il video visibile (innocenza che certamente verrà riconosciuta), e che non porti a nessuna conseguenza.
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