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Aumentano i casi di pedofilia online
E' il risultato di un rapporto dell'Icaa. Emerge una scarsa attenzione dei genitori ai figli ''navigatori''.

Un articolo di: Samuel Zilli del 01/03/2006      Letture: 7001

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Il rapporto "Internet e minori" dell'Icaa (Istituto internazionale di analisi del crimine) evidenzia come in questi due anni sia cresciuta dal 13% al 14.5% la percentuale di bambini che incontrano pedofili nelle chat.

Le vittime "preferite" dai molestatori sono le ragazzine dagli 11 ai 13 anni, che vengono "adescate" nelle chat on-line; scopo dei pedofili è cercare di convincerle ad incontri reali.

Lo stesso rapporto indica come ciò sia aggravato da una scarsa attenzione dei genitori ai figli, che nel 74% dei casi viene lasciato senza controllo o quasi nell'utilizzo di Internet.

Al riguardo, l'Unicef propone l'iniziativa "Pollicino nella rete", in collaborazione con Symantec, volta ad informare le famiglie, tramite la scuola, sui rischi che un utilizzo non "guidato" di Internet può rappresentare per i minori.

Fonte : Libero



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Commento di Anonimo (ip: 82.106.95.61), scritto il 02/03/2006 alle 07:58:33
Vittorio APOLLONI

presso el.te.co

Corso Roma, 3

10024 Moncalieri TO

e-mail info@falsiabusi.it





Spett.le
AZ








Moncalieri, 2 marzo 2006



In questi ultimi anni (dal 1989 a oggi) si assiste a continui falsi abusi sessuali non solo nel nostro territorio (Scuola materna G. Bovetti di La Loggia TO), ma anche in altre città italiane e Stati europei.

Questo fenomeno è dovuto principalmente a due fattori:

trasferimento delle responsabilità, in assenza di fattualità, dagli operatori del diritto a quelli della salute mentale, che ritengono d’essere ammantati di una missione salvifica, smentita dalla letteratura scientifica;
l’incisività dei mass media nei casi di presunti abusi sui minori, perché ben conoscono la reazione della collettività alla parola “pedofilia”, che suscita orrore e sdegno.
Quello che condiziona maggiormente è il processo mediatico, dove un attento lettore di quotidiani si accorge che spesso e sovente i mass media riportano dichiarazioni, naturalmente in forma virgolettata, e circostanze di cui né l’imputato né i suoi familiari sono a conoscenza, perché la norma impone il divieto di ottenere copia degli atti fino a quando le indagini non siano concluse.

In quest’arco di tempo, e spesso anche successivamente, l’imputato non può difendersi né dalle umiliazioni infertegli dai mass media con ingannevoli affermazioni, né dalle reazioni della gente di fronte a un reato tanto grave quanto presunto, poiché non si conoscono le vere motivazioni incriminatorie. Peraltro, l’accusato e i suoi familiari vengono ammoniti dai loro stessi difensori, e non solo, a non riferire alcunché per non alimentare ulteriori menzogne, favorire eventuali travisamenti o indisporre giudici e inquirenti.

Nella maggior parte dei casi, infine, qualora l’indagato o chi per lui volesse limitare con azioni giudiziali lo stillicidio di notizie inesatte, false e lesive diffuse dai mass media in merito all’accaduto, il giudice argomenta che la pubblicazione della notizia risponde senza dubbio a un interesse pubblico e al diritto di cronaca, perché riguarda un procedimento avente a oggetto l’accertamento di gravi fatti-reato.

Orbene, stante quanto esposto, risulta evidente che l’assolto (anche se con l’ampia formula “perché i fatti non sussistono”) e i suoi familiari non hanno altra alternativa, se la forza di reagire lo consente, di divulgare la sentenza ed eventualmente notizie e fatti che gli inquirenti hanno o non hanno rilevato e i mass media alterato con le loro impressioni per fare cassetta.

Certamente l’azione divulgativa non potrà avere l’effetto dei quotidiani e delle notizie televisive, così come non potrà cancellare né il marchio infamante ricevuto né il dubbio impresso in chiunque.

Pertanto, per arginare la negatività d’immagine ingiustamente e gratuitamente subita da parte di istituzioni e mass media, si è redatto un fascicolo sul falso abuso del caso di Torino “Vivere nella Verità”. Il fascicolo contiene, oltre la sentenza che richiama direttive di sani principi, anche una cronistoria di quanti si sono prodigati per contribuire a un’eventuale condanna, sia del Presidente della Scuola Materna G. Bovetti di La Loggia TO, sia della sua famiglia.

Non meno disdicevole il gravissimo episodio di incitazione nei confronti di una bambina di soli quattro anni, la quale, proprio per le incalzanti pressioni della madre, peraltro favorite da un pubblico ufficiale, fu costretta a denudarsi, contro la sua volontà, perché gli inquirenti potessero sostenere il suo presunto abuso.

L’invito che rivolgo a tutti coloro che ricevono questa missiva e prelevano dal sito Web www.falsiabusi.it/torino/vivere.html il fascicolo è di farsi portavoce presso istituzioni, ordini di ogni grado, mass media…, perché vi sia un disegno di legge che regoli l’ascolto del minore e l’operatività degli inquirenti, con pari opportunità fra accusa-difesa, per un giusto processo e non si abusi a posteriori dei bambini (es. con interventi invasivi, violazione delle norme), etichettandoli psicologicamente come abusati per i loro disagi, e si abbia autentico rispetto della loro persona, congiuntamente ai genitori e alle persone innocenti.

Non dobbiamo dimenticare che la presenza di un protocollo procedurale condiviso, non solo consentirebbe di migliorarne le tecniche investigative in un campo così vasto e difficile, ma aiuterebbe più efficacemente sia a prevenire sia a reprimere i veri casi di abuso.

È bene anche ricordare il caso Outreau in Francia, dove i magistrati hanno chiesto scusa agli imputati, ora assolti e ingiustamente perseguitati, mentre gli altri colpevoli (psicologi, psichiatri, medici ecc.), che garantivano la fondatezza delle testimonianze dei bambini violati, sono rimasti nell'ombra impuniti.

L’occasione mi è gradita per inviarLe i più cordiali saluti in attesa di una sua risposta

Vittorio Apolloni



P.S.

Per ulteriori approfondimenti sugli abusi sessuali si può far riferimento ai testi bibliografici di diritto, di psicologia e le pubblicazioni attinenti, consultabili al sito Web www.falsiabusi.it

Commento di Anonimo (ip: 82.106.95.61), scritto il 04/06/2006 alle 18:39:43
CENTRO DI DOCUMENTAZIONEFALSI ABUSI SUI MINORI
www.falsiabusi.it info@falsiabusi.it


UN GESTO CONCRETO
PER UNA AUTENTICA TUTELA DEI BAMBINI


Gli abusi sui minori sono universalmente riconosciuti come eventi aberranti, tragici e da perseguire con durezza, a prescindere dai soggetti che li commettono o dalle loro eventuali motivazioni.
Ogni società civile respinge in modo netto e chiaro qualsiasi tipo di abuso sui minori e coloro che si preoccupano di combatterli godono della stima, del rispetto e della considerazione di tutta la comunità.
Ma le cose stanno veramente così? Gli abusi sui minori, ove scoperti, vengono comunque e dovunque stigmatizzati e sanzionati?
Purtroppo no: esiste un territorio, una zona franca fatta di abusi legalizzati, all’interno della quale si muovono, incontrollati e impuniti, numerosi professionisti del settore (i cosiddetti “abusologi”).
Si tratta di alcuni operatori del diritto che, partendo da una labile segnalazione di un possibile abuso e mancando loro della necessaria competenza e capacità in materia, si autoconvincono già in primissima battuta della assoluta realtà degli abusi denunciati e della relativa colpevolezza degli adulti indicati come responsabili.
Costoro vengono regolarmente coadiuvati da una serie di psicologi o neuropsichiatri, altrettanto inadeguati a questo compito, ma pronti a certificare con le loro perizie commissionate (e retribuite) dagli inquirenti le convinzioni degli inquirenti stessi.
La conseguenza di questo torbido intreccio si risolve spesso per i minori presunti vittime di abusi in una serie di veri e propri abusi legalizzati, fatti di interrogatori continui e pressanti, di induzioni, di promesse di premi o punizioni, di visite mediche invadenti e traumatizzanti, di una serie di pratiche opprimenti e invasive che finiscono per turbare pesantemente la psiche del minore.
Possono poi passare anni prima che una sentenza di un tribunale stabilisca (ammesso ma non concesso) che i presunti abusi non si sono in realtà mai verificati. Anni durante i quali questi minori verranno sottoposti a terapie non dovute, per curare disturbi causati dall’azione sconnessa ed errata di coloro i quali dovrebbero per primi garantire la sicurezza dei bambini.
Questi abusi legalizzati vengono in qualche modo riconosciuti e sanzionati? Vengono individuate le cause e i responsabili? Vengono messe in atto le dovute correzioni al sistema inquisitorio per limitare al massimo i termini e gli effetti del problema?
Ancora una volta, purtroppo, no.
Ed è proprio partendo da questa amara considerazione che oggi, a Milano, è stato presentato presso la Procura un esposto nei confronti del pubblico ministero, del GIP, di una psicologa e di tutti coloro che ebbero un ruolo attivo nel creare e sostenere un inesistente caso di abuso sui minori in quel di Torino, a partire dall’anno 2001.
L’esposto cita minuziosamente tutte le pratiche usate nei confronti dei bambini coinvolti, da parte dei soggetti contro i quali esso si rivolge.
In particolare, si chiede alla Procura di esprimersi a proposito di un episodio grave e drammatico: nel corso di un’audizione protetta e videoregistrata, una bambina venne costretta dalla madre e dalla psicologa a denudarsi completamente davanti a loro, e ad assumere, nuda, posizioni scabrose e fortemente sessualizzate. Il tutto venne compiuto nonostante i reiterati e purtroppo vani dinieghi della piccola, che non voleva affatto sottostare a un simile obbligo.
Chi ha avuto modo di vedere la videocassetta (che è agli atti processuali), non ha potuto nascondere il profondo disgusto e lo sbigottimento.
È superfluo ricordare quanto questo tipo di pratica fosse, tra l’altro, assolutamente sconsigliata da tutta la letteratura riguardante l’ascolto dei minori, letteratura che i soggetti in causa forse nemmeno conoscevano.
È pure superfluo ricordare come questi atti, già di per sé aberranti, furono messi in pratica da un pubblico ufficiale, dietro incarico della Procura di Torino, che mai si preoccupò di stigmatizzare, a posteriori, un simile comportamento.
Da tutto ciò, quindi, nasce un gesto coraggioso e un atto concreto: un esposto volto a capire se in Italia, a dispetto delle leggi in tutela dei minori, delle convenzioni internazionali, ma anche del semplice buon senso e buon gusto, sia legittimo violare la libera autodeterminazione sessuale di un bambino.
Esclusivamente una battaglia di principio, per la Verità e la Giustizia, contro lo status quo e contro alcune pratiche troppo a lungo tollerate.
Un gesto che probabilmente è il primo in Italia, ma che vorremmo non restasse l’unico.
Di situazioni analoghe, purtroppo, abbiamo notizie da altre parti d’Italia e dall’estero. Abusi legalizzati che avvengono all’interno di casi di falsi abusi, nei quali la mancanza di un’adeguata normativa e di un’adeguata professionalità permette la perpretazione di violenze sui minori.
Con buona pace di chi si augura, come noi, un’autentica tutela dei bambini, sempre e comunque.

- Chi difende i bambini dai falsi abusi legalizzati ??? -

Addì 27 maggio 2006
Per il Centro di Documentazione Falsi Abusi sui Minori
Vittorio Apolloni

Commento di Anonimo (ip: 212.162.96.237), scritto il 07/02/2007 alle 16:28:17
urgente bisogno di comunicare con voi. Graziella Mengozzi, raiuno 3391657273 grazie

Commento di Anonimo (ip: 212.162.96.237), scritto il 07/02/2007 alle 16:28:21
urgente bisogno di comunicare con voi. Graziella Mengozzi, raiuno 3391657273 grazie

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