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La carica delle digitali!
Se ne
legge sempre più spesso, anche sulla stampa non specialistica; le vetrine
dei negozi di informatica e di materiale fotografico espongono modelli
sempre più nuovi e sofisticati; se ne vedono sempre di più al collo dei
turisti. Parliamo delle Macchine Fotografiche Digitali, nuovo "oggetto
del desiderio" del sempre più numeroso popolo del Pc. Eppure, il loro
costo, anche se in costante discesa, è ancora piuttosto elevato, e, fatte
salve le fotocamere professionali, che costano dai 10 milioni in su, la
qualità su stampa delle foto scattate con questi strumenti, non è ancora
oggi paragonabile a quella ottenibile con una buona, tradizionale, e,
soprattutto, meno costosa, macchina fotografica, a meno di mettere ancora
mano al portafogli, per comprare l'ultimo modello di stampante dedicata
alla fotografia (cartucce con inchiostri particolari, testine speciali,
costo dalle 500.000 lire in su), abbinata ad una carta fotografica
speciale (dalle 30.000 alle 50.000 lire per una risma da 15 - 20 fogli in
formato A4). Ma gli ultimi modelli usciti sul mercato, e quelli che sono
in previsione di uscire nei prossimi mesi, promettono di raggiungere le
fotocamere tradizionali sulla strada della qualità fotografica, anche
perché le macchine fotografiche che noi conosciamo da sempre,
rappresentano un prodotto già abbondantemente maturo, e con pochi margini
di miglioramento, pur con l'ausilio della elettronica più sofisticata,
mentre quelle digitali hanno solo pochi anni di vita, e promettono
sviluppi futuri impensabili! Staremo a vedere! Quale è allora il
segreto di un simile successo, che vede incrementi a due cifre nelle
vendite di queste macchine, laddove, invece, c'è stagnazione nel mercato
delle reflex e delle compatte 35 mm? E che, soprattutto, vede la discesa
in campo, oltre ai principali produttori di macchine fotografiche
tradizionali, come Canon, Nikon, Olympus, anche colossi dell'informatica,
come Epson, HP, Sony, etc..?
Ad ognuno il suo
Le risposte, e, quindi, le motivazioni di acquisto, sono
molteplici:
- La possibilità di vedere immediatamente, sul proprio monitor, o
stampate su carta, le foto scattate, con un considerevole risparmio di
tempo. Ciò è particolarmente utile per chi con le foto ci lavora
giornalmente, come fotografi professionisti, giornalisti, architetti,
arredatori, periti assicurativi, etc. Ma, a ben guardare, questo aspetto
può essere interessante anche per l'utente non professionale, che,
oltretutto, si risparmia anche tre viaggi dal fotografo; il primo, per
comprare il classico rollino fotografico, il secondo per portargli il
rullino con le foto scattate, ed il terzo per ritirare le foto agognate.
Ma se andassero perse…? Può succedere, no? (non me ne vogliano gli amici
fotografi!)
- La possibilità di correggere eventuali errori di ripresa
(tipicamente, gli "occhi rossi" nelle foto scattate con il flash), e di
- Elaborare le foto secondo il proprio gusto estetico, aggiungendo uno
sfondo, o utilizzando una particolare dominante di colore; in ciascuno
di noi, non si nasconde forse un artista? E poi, siamo sempre
soddisfatti dei tradizionali laboratori di sviluppo fotografico? Quanti
di questi fanno ancora opera di fotoritocco?
La
possibilità di archiviare le foto in pochissimo spazio, quello del
nostro disco fisso, o, disponendo di un masterizzatore, di qualche CD.
Avete mai pensato a quanto spazio occupano materialmente le centinaia,
per non dire migliaia, di foto che ciascuno di noi accumula nella
propria vita? Numeri e numeri di raccoglitori, di tutte le forme, di
tutte le dimensioni, di tutti i colori, per non dire delle foto
disseminate nei cassetti, perché non avete tempo per metterle in ordine!
- La certezza che le nostre foto non ingialliranno mai, e
conserveranno sempre nel tempo i loro colori, anche a distanza di
decenni, fatta salva, naturalmente, la durata del supporto fisico sul
quale le abbiamo memorizzate.
- La possibilità di spedire le nostre foto via e-mail, a parenti ed
amici, per condividere con loro i nostri momenti più belli, con estrema
semplicità, rapidità, senza rischio di andare perdute, ed al solo costo
di un collegamento Internet.
- La facilità con cui è possibile duplicare ed ingrandire le nostre
foto;
- La possibilità di inserirle nei nostri documenti, o, perché no? nel
nostro sito Web.
- La possibilità, per l'appassionato di fotografia, di risparmiare
centinaia di migliaia di lire all'anno nell'acquisto di rullini
fotografici, e nella successiva stampa presso i laboratori fotografici
tradizionali, ammortizzando, nel giro di pochi anni, i soldi spesi
nell'acquisto di fotocamera digitale e stampante fotografica.
E tante, tante altre motivazioni ancora, che ciascuno di noi può
trovare dentro di se!
Il sensore CCD
Vediamo
adesso un po' più da vicino come sono fatti questi veri gioielli della
tecnologia, non lasciandoci influenzare da particolari (le piccole
dimensioni, il mirino di tipo galileiano, il flash incorporato,
l'obiettivo non intercambiabile) che le fanno somigliare alle "compatte"
tradizionali. Uno degli elementi più importanti, e più costosi, di una
fotocamera digitale, è il "Sensore CCD", sul quale punta molto il battage
pubblicitario (si legge, infatti, spesso, di "fotocamere digitali a 3, o a
4 megapixel"), ma sul quale spesso, volutamente, non è fatta chiarezza, a
discapito del consumatore (leggi: tutti noi) Cerchiamo di capire
meglio. Il Sensore CCD (CCD = Charged Coupled
Device, dispositivo ad accoppiamento di carica) è un elemento
caratterizzante della fotocamera digitale (ma si trova anche nelle
videocamere digitali e negli scanner), nel senso che non ha analogo nella
fotocamera tradizionale, o meglio, corrisponde, in un certo senso, alla
pellicola fotografica. Su di esso, infatti, va ad incidere la luce che
filtra attraverso l'obiettivo, luce che, nelle fotocamere tradizionali va,
invece, ad "impressionare", appunto, la pellicola. Di forma rettangolare, e di dimensioni inferiori ai classici 24
x 36 mm delle pellicole tradizionali, ma variabili da macchina a macchina,
il sensore è formato da un numero di elementi sensibili alla luce, detti
"elementi CCD" o "fotodiodi", variabile da 500.000 ai 4.000.000 e passa
delle fotocamere più costose (Il record, ad oggi, Gennaio 2002 è della
Dimage 7 di Minolta, il cui sensore è formato da ben 5.24 milioni di
elementi), e che convertono gli impulsi luminosi che li colpiscono (in
pratica, la luce), in impulsi elettrici, che, a loro volta, saranno poi
convertiti in dati digitali. Avvicinandoci parecchio alla realtà delle
cose, possiamo dire che ad ogni singolo fotodiodo corrisponde un singolo
punto luminoso, detto "Pixel", della immagine, tanto che, per comodità,
sono detti pixel anche i fotodiodi del sensore (si parla, infatti, di
sensori da 1,2,3 Megapixel o milioni di pixel, etc). Per avere un termine
di paragone, si pensi che, per convenzione, si assume che un tradizionale
negativo fotografico contenga circa 6 milioni di punti, che non sono detti
pixel, ma che corrispondono ai pixel delle immagini digitali. In realtà,
il numero dei fotodiodi è di poco superiore a quello dei pixel che si
possono visualizzare nella immagine, in quanto alcuni di questi elementi
esplicano altre funzioni, ma, in linea di massima, l'equazione: tanti
fotodiodi, uguale tanti pixel, è sufficientemente corretta, per cui non
sbagliamo se diciamo che, più elevato è il numero di fotodiodi del
sensore, e maggiore sarà la risoluzione ottica della immagine. Quindi: più
grande è il sensore, più fotodiodi vi sono contenuti, più elevata è la
risoluzione ottica della immagine, ma, ahinoi, più costosa è la macchina.
Ottica o interpolata?
Abbiamo introdotto, così, un nuovo concetto: la "Risoluzione ottica di una immagine", che possiamo
definire come il grado di "ricchezza di particolari" (espresso in "numero
di pixel"), con cui una immagine viene "acquisita", e che è una
caratteristica intrinseca della immagine, che può essere impostata, prima
ancora di scattare la nostra foto. Cioè, in tutte le fotocamere digitali è
possibile scegliere a priori, e foto per foto, il numero di pixel da cui
sarà formata l'immagine. Tanto più elevato è questo numero, e tanto più
"ricca di dettagli", e, pertanto di migliore qualità, sarà la nostra
immagine; ma dalla risoluzione, dipendono, poi, anche, le dimensioni con
cui potrà essere visualizzata sul monitor o stampata, in modo
soddisfacente, la nostra foto. Un esempio
chiarirà meglio questi concetti. Supponiamo di avere una immagine con una
risoluzione di 800 x 600 pixel (il primo valore si riferisce ai pixel in
orizzontale, mentre il secondo, ai pixel in verticale); l'immagine,
pertanto, sarà formata da un totale di 480.000 pixel; se la visualizziamo
sul monitor, poiché i monitor, solitamente, sono in grado di visualizzare
72 punti per pollice quadrato (si dice che hanno un DPI - Dots Per Inch -
di 72), (un pollice quadrato equivale ad un quadrato con un lato di 2.54
cm), questa immagine avrà dimensioni di 28.2 x 21.15 cm, e, pertanto,
occuperà tutto lo schermo di un monitor da 17 pollici. Infatti 800 (i
pixel della immagine):72 (il DPI del monitor) = 11.11 pollici x 2.54 cm (a
tanti cm corrisponde 1 pollice) = 28.22 cm; 600:72 = 8.33 pollici x 2.54
cm = 21.16 cm. Se, invece, proviamo a stamparla, ed impostiamo la
nostra stampante su un DPI di 300 x 300, comunemente ritenuto adeguato per
garantire una qualità fotografica accettabile, (in gergo digitale si parla
di "Risoluzione di stampa alta"), otterremo una
foto di 6.77 x 5,08 cm, lontana, quindi, come dimensioni, dal formato
fotografico standard cui siamo abituati, e cioè, il 10 x 15 cm.
Infatti: 800 (i pixel della immagine) : 300 (il DPI che abbiamo
impostato nella stampante) x 2.54 cm = 6, 77 cm e 600 (i pixel della
immagine) : 300 (il DPI che abbiamo impostato nella stampante) x 2.54 cm =
5.08 cm. Sacrificando la qualità, e stampando, per esempio, a 200 x 200
DPI ("Risoluzione di stampa medio-alta"),
otterremo una immagine di 10 x 7.5 cm circa. In ogni caso, è meglio non
scendere sotto i 150 x 150 DPI ("Risoluzione di stampa
medio-bassa"), anche se l'occhio umano non è in grado di
distinguere i singoli punti di una immagine quando sono più di 100 per
pollice, ad una normale distanza di visione di 25 -30 cm. Ma se ci
avviciniamo di più, o se usiamo una lente di ingrandimento, si, e
l'immagine apparirà sgranata! Facendo i dovuti calcoli, quindi, se
vogliamo stampare nel formato tradizionale (10 x 15 cm) una foto di
qualità accettabile (Ripeto, 300 DPI, risoluzione di stampa alta), abbiamo
bisogno di una risoluzione di 1181 x 1772 pixel, che ci dà una foto di
2.092.732 pizel; se, invece, ci contentiamo di una risoluzione di stampa
medio-alta (200 DPI), abbiamo bisogno di una risoluzione di 787 x 1781,
che ci dà una foto di 1.401.647 Il conto è presto fatto: 10 (cm) : 2.54
(Pollici) x 300 (Valore di DPI) = 1181, e, 15 (cm) : 2.54 (Pollici) x
300 (Valore di DPI) = 1772. Seguendo questo esempio, chiunque può
costruirsi delle tabelle per determinarsi, in base alla risoluzione di
stampa, ed alle dimensioni della stessa, di quanti pixel ha
bisogno. Tornando al ns esempio precedente, se il nostro sensore CCD ha
2.100.000 fotodiodi, non vi è alcun problema (ma parliamo già di macchine
con un costo superiore, di solito, a 1.500.000 lire), ma non vi sono
grossi problemi, a patto di rinunciare un po' alla qualità, anche se la
nostra fotocamera ha solo, per esempio, 1500 x 1200 pixel CCD (quindi,
1.800.000 pixel). (Da notare che, in tutti questi nostri esempi, parliamo
di qualità "accettabile" della foto, lontana dalla qualità cui siamo
abituati con le fotocamere tradizionali!). Tutte le
fotocamere digitali moderne, infatti, dispongono di un software che
permette di aumentare artificiosamente la risoluzione di una immagine,
aggiungendo, tramite complessi calcoli matematici, un numero più o meno
elevato di pixel, a discapito, ovviamente della qualità della foto, che
apparirà più o meno "sgranata", in quanto questi pixel aggiunti, di fatto,
non corrispondono a punti presenti realmente nella immagine originale.
Abbiamo introdotto, così, il concetto di "Risoluzione Interpolata" o
"Risoluzione Massima", di una fotocamera digitale, sempre maggiore,
pertanto, della "Risoluzione Ottica", e sulla quale, spesso e volutamente,
le case produttrici di fotocamere digitali, e rivenditori compiacenti,
fanno poca chiarezza, spacciando per 2.5 megapixel, per esempio, macchine
con sensore da 2 o 1.8 megapixel. E' segno di serietà indicare
separatamente il numero di sensori CCD, la risoluzione ottica, e la
risoluzione massima. La conclusione di tutto ciò è ovvia: andare a
verificare, in vista di un acquisto (ma non è sempre facile), quale è la
"Risoluzione Ottica" della macchina, cui è
direttamente proporzionale la qualità effettiva della immagine. Pur
nondimeno, anche una elevata "Risoluzione
Massima" può essere presa in considerazione, specie se intendiamo
stampare ingrandimenti delle nostre foto, senza badare troppo alla
qualità. Da tutto quanto detto, ne consegue un importante risvolto
pratico. Prima di un acquisto, è bene valutare attentamente quello che si
intende fare delle proprie foto digitali. Se l'intenzione è
prevalentemente quella di limitarsi a guardarle sul pc, o metterle su
Internet, allora può essere sufficiente una fotocamera con un sensore CCD
da 1 - 1.5 milioni di pixel; se, invece, ci piacerebbe stamparle, dovremo
rivolgere la nostra attenzione a fotocamere con sensore CCD dai 2 milioni
di pixel in su, a seconda di quanto siamo disposti a spendere.
Gli obiettivi
Un altro elemento molto importante nel determinare la qualità delle nostre foto, ed anche esso, pertanto, in grado di influire pesantemente sul costo dell'apparecchio, è dato dal tipo di ottica montata.
Da questo punto di vista, non ci sono grosse differenze con le fotocamere compatte tradizionali Abbiamo, pertanto, fotocamere con fuoco fisso (cioè, con un obiettivo di lunghezza focale costante, che ci costringe ad avvicinarci o ad allontanarci dal soggetto, se vogliamo, rispettivamente, ingrandirlo o rimpicciolirlo), e sono le più economiche, e fotocamere con zoom ottico, con estensione della focale dal grandangolo (28-35 mm), al medio-tele (135-300 mm), che ci permettono di ingrandire o rimpicciolire il soggetto a nostro piacimento, senza bisogno di spostarci dalla nostra posizione, ma semplicemente agendo sull'obiettivo, e sono le più costose.
Quasi tutte, sono, poi Autofocus, nel senso che sono in grado di mettere automaticamente a fuoco il soggetto, ciò che è particolarmente utile per riprendere soggetti in movimento, e con ottica non intercambiabile; la possibilità di cambiare obiettivo, infatti, è riservata alle fotocamere professionali.
Non ci soffermeremo su termini come lunghezza focale di un obiettivo, grandangolo, teleobiettivo, autofocus, sensibilità ISO (si, c'è anche questa, nelle fotocamere più sofisticate, anche se, più correttamente, si dovrebbe parlare di "ISO Equivalenza", dato che la sensibilità ISO è una caratteristica intrinseca della classica pellicola fotografica, e, appunto, nelle fotocamere digitali, come visto, non vi è uso di pellicole. Semplificando al massimo la possiamo definire come la "sensibilità alla luce" del sensore CCD, ed è un indice della qualità del sensore stesso, tenendo presente che una sensibilità ISO non modificabile dall'utente è tipica delle fotocamere più economiche, ed è pari a 100 ISO, mentre nelle fotocamere più costose, il valore ISO può essere modificato, e va da un minimo di 100 ad un massimo di 400, per raggiungere i 1.600 ISO nelle fotocamere professionali), tempi di otturazione, aperture minime dei diaframmi, profondità di campo, perché ci condurrebbe troppo in là, ed esulerebbe dallo scopo di questa nostra chiacchierata; ma chi fosse interessato al significato di questi termini, che sono condivisi dalla fotografia classica, e che, comunque, ogni appassionato di fotografia, digitale o tradizionale, conosce, può benissimo rivolgersi ad uno qualsiasi della miriade di libri sulla fotografia. Se invece, vi interessa solo scattare le foto, e basta, potete anche fare a meno di conoscere il significato dei termini succitati. Comunque, nel glossario, verrà riportata una spiegazione molto semplice di questi termini.
Ci preme, qui, a proposito degli obiettivi, sottolineare, ancora, due aspetti:
1. Molte fotocamere dispongono, anche, o solo, di uno Zoom Digitale, che opera interpolando, con complesse operazioni matematiche, i dati mancanti, ed offrendo, pertanto, risultati inferiori a quelli dello Zoom Ottico. In pratica, lo zoom digitale, di solito, si limita ad ingrandire l'immagine, senza aggiungere una maggiore quantità di dettagli, ma, anzi, sgranandola. Praticamente, se mediante uno zoom digitale di 2.5 x acquisiamo una immagine a 1600 x 1200 pixel, la nostra foto avrà una ricchezza di dettagli simile a quella di una foto scattata ad una risoluzione ottica di 640 x 480 pixel, con una riproduzione ottimale, in fase di stampa, solo nel formato 5.4 x 4 cm ! Quindi, anche in questo caso, quando vi si parla di Zoom, chiedere sempre se si tratta di Zoom ottico, o di Zoom digitale, perché, come avrete capito, anche qui ci può essere l'equivoco.
2. Quando si parla di lunghezza focale degli obiettivi delle fotocamere digitali, questa viene sempre riferita al formato fotografico tradizionale, quello delle 35 mm. Questo perché, mentre nelle macchine fotografiche tradizionali l'area su cui si forma l'immagine è sempre di 24 x 36 mm (queste, infatti, sono le dimensioni standard dei singoli fotogrammi dei rollini fotografici), nelle fotocamere digitali, le dimensioni del sensore CCD sono sempre più piccole rispetto a quelle della normale pellicola, per cui, per ottenere lo stesso angolo di visuale di una macchina fotografica tradizionale, anche la lunghezza focale dell'obiettivo dovrà essere inferiore in misura proporzionale. In pratica, se il sensore CCD ha una superficie che è 1/3 di quella della pellicola fotografica, e cioè, 8 x 12 mm, anche l'obiettivo standard avrà una lunghezza focale pari ad 1/3 di 50 mm e cioè, di 17 mm, che, nella fotografia tradizionale corrisponde, invece, alla lunghezza focale di un buon grand'angolare. (50 mm è l'obiettivo considerato standard nella fotografia tradizionale, perchè è quello la cui lunghezza focale si avvicina alla diagonale del fotogramma. In realtà, nel formato 135, la diagonale del fotogramma 24 x 36 è di 43 mm, ma l'obiettivo considerato standard ha una lunghezza focale, appunto, di 50 mm, perché il suo angolo di campo, e cioè, la parte di spazio che riesce a ritrarre, che è di circa 45°, è praticamente uguale a quella dell'occhio umano, ed il tipo di immagine che esso forma è, pertanto, molto simile a come noi vediamo la realtà).
Inoltre, le diverse fotomacchine digitali, hanno sensori CCD di dimensioni diverse, per cui sarebbe impossibile paragonare tra di loro obiettivi di marche e modelli diversi.
Equiparando la lunghezza focale degli obiettivi di queste macchine a quella delle 35 mm, si evita, pertanto, confusione, e si può capire, così, immediatamente, di che tipo di obiettivo si tratta: standard (50 mm), grandangolare medio (35 mm), grandangolare vero (28 e 24 mm), grandangolare spinto (da 21 mm in giù), lungo fuoco o telino (da 80 a 120 mm), medio tele (da 135 a 300 mm), teleobiettivo (dai 300 mm in su).
Questione di Memoria
Un altro elemento da non sottovalutare nella scelta di una fotocamera digitale, e che incide anche esso, non poco, sul costo finale, è la "Scheda di memoria", o "memory card" capace di condizionare l'uso che facciamo della fotocamera, nel senso che da essa dipende il numero di foto che è possibile scattare senza doverla "scaricare" sul pc, o cambiarla.
Si tratta del corrispettivo digitale del tradizionale rullino fotografico. In essa, infatti si registrano le immagini, è estraibile (tranne che in alcuni dei modelli più economici) e ve ne sono, fondamentalmente, di due tipi: le Compact Flash (più diffuse, più affidabili, ma più costose, che possono arrivare a contenere, nel tipo II, a tutt'oggi, anche 512 MB di immagini), e le Smart Media (più sottili, appena 0.5 mm, più delicate, meno costose, ma anche meno capienti; oggi, fino ad un massimo di 128 Mb). Le fotocamere Sony hanno un altro tipo di scheda, detto Memory Stick, molto sottile, molto piccola, ma, anche poco capiente, che può essere utilizzata anche nei lettori MP3. Ci sono, poi, anche i dischi Click della Iomega, a costi di solito inferiori rispetto a quelli delle schede "originali"; l'ID Photo, un dischetto ottico-magnetico che può arrivare a contenere fino a 700 Mb di foto, ma che, pur essendo stato messo a punto da un consorzio di colossi informatici (Hitachi, Olympus, Sanyo), è pochissimo diffuso; le Multimedia Card, usate anche per i cellulari, ed infine, i dischi Microdrive della IBM, oggi arrivati alla capienza di ben 1 GB, piuttosto costosi (più di 1 milione di lire), ma capaci di memorizzare, come intuibile, una grandissima quantità di foto: quasi 800 ad una risoluzione di 1280x 1024 pixel!
Recentemente, Sony, ha avuto una idea tanto semplice, quanto geniale, che sicuramente verrà ripresa da altri costruttori. Invece di usare le suddette schede di memoria, in genere poco capienti, e, soprattutto costose (diverse centinaia di migliaia di lire), utilizzare dei mini CD (8 cm di diametro), ovviamente riscrivibili, che possono contenere quasi 200 MB di immagini, e che costano poche migliaia di lire. La strada è aperta, e sicuramente ne vedremo delle belle!
In linea di massima, la capacità di tutti i tipi di memory card sta crescendo, parallelamente alla riduzione dei costi. Dalla scheda, l'immagine verrà poi scaricata sul disco fisso del pc, e sarà pronta per altre immagini. La maggior parte delle fotocamere oggi in commercio, dispone di schede, Smart, o Compact, da 8 - 16 MB, capaci di contenere da 2 a 6 foto scattate alla massima risoluzione; decisamente troppo poche, e tali da costringerci, quasi inevitabilmente, ad acquistare almeno un'altra scheda a parte.
Che porte hai?/Come ti alimenti?
Un altro
elemento della fotocamera da non sottovalutare è il tipo di collegamento
al pc, che, col crescere continuo delle risoluzioni, e, quindi, delle
dimensioni, in termini di Kb, delle immagini digitali, è diventato un
elemento sempre più importante da tenere presente. Le classiche porte,
seriale e parallela, con la loro velocità di trasferimento dati, di
rispettivamente, 15 e 115 Kb/secondo, oggi possono andare bene solo per
gli apparecchi che riproducono immagini a bassa risoluzione, ed infatti,
quasi tutte le macchine più moderne, e quelle in grado di raggiungere
valori anche solo medi di risoluzione, possiedono anche, o solo, la porta
USB, molto più veloce (può trasferire fino a 12 M di dati per secondo), e
molto più pratica, dato che le periferiche USB possono essere collegate e
scollegate "a caldo", e cioè, senza dovere spegnere e riaccendere il pc.
L'ideale sarebbe disporre di una interfaccia IEEE 1394 (o firewire),
velocissima, capace di trasferire fino a 400 Mb di dati al secondo, ma
ancora piuttosto costosa, tanto da trovarla solo in fotocamere
professionali e semiprofessionali dal costo piuttosto elevato.
Recentemente sono state immesse sul mercato stampanti che dispongono di un
lettore di memory card, che ci permette di stampare direttamente le ns
foto, senza bisogno del pc (ma in questo caso non possiamo rielaborarle, e
poi, di solito, stampante e macchina fotografica devono essere della
stessa marca), e fotocamere che utilizzano la porta a raggi infrarossi
(IrDA), sia per scaricare la memory card sul disco fisso del pc, sia per
comunicare direttamente con la stampante (anche in questo caso, di solito,
della stessa marca della fotocamera). Va anche detto, per chi vuole
evitare l'uso di cavi, che esistono in commercio diversi lettori di schede
di memoria, che si applicano al pc, e nei quali vanno inserite le memory
card una volta tolte dalla fotocamera; soluzione, questa, ideale, per
esempio, per chi possedesse una fotocamera non proprio modernissima, con
la sola porta seriale, ma un pc con porte USB, dato che questi lettori si
inseriscono in una porta USB del pc.
Come ti alimenti? Le fotocamere
digitali, così come quelle tradizionali, si alimentano con pile, che
possono essere ricaricabili, o usa e getta. Quelle ricaricabili, possono
essere:
- agli ioni di litio, che garantiscono maggiore autonomia, elevata
velocità di ricarica, e che, infatti, si trovano nelle fotocamere più
costose
- del tipo Ni-MH (Nichel ed idruri metallici), che sono lente nella
ricarica, ed hanno un moderato "effetto memoria"
- Al Ni-Cd (Nichel-Cadmio), che si ricaricano velocemente, che sono le
meno costose, ma ancora piuttosto ingombranti, e con uno spiccato
"effetto memoria", nel senso che riducono progressivamente le loro
prestazioni se vengono ricaricate prima di essere del tutto scariche.
Come si
vede, sono le stesse pile ricaricabili che si trovano nei cellulari. In
alcuni modelli, invece, si usano normali pile stilo, usa e getta, ma sono,
in genere, le fotocamere più economiche. La soluzione ottimale, sarebbe
quella di potere montare sia le ricaricabili, sia le usa e getta, ma,
purtroppo, non sono molte le fotocamere in commercio con questa
caratteristica, che rappresenta il massimo della flessibilità. In ogni
caso, è bene tenere presente la grande quantità di energia che queste
fotocamere consumano, specie se si fa un uso frequente del display a
cristalli liquidi , per cui il rischio di restare senza alimentazione sul
più bello, è reale, tanto da consigliare l'acquisto separato di una
batteria di scorta, sempre carica. Questo problema non esiste se si opera
in interni, dato che quasi tutte le fotocamere possono essere alimentate
direttamente dalla rete di casa.
Ti scelgo per il corredo
- Funzione video: molte fotocamere digitali
sono dotate di una uscita di tipo video, che ci permette di collegarle
ad un normale video registratore, o ad un normale televisore, con la
possibilità, quindi, di scaricare le immagini su normali videocassette;
- Bilanciamento del bianco, automatico o
manuale: quando si fotografa in interni, con le luci artificiali, o in
esterni, in particolari condizioni di illuminazione naturale, le foto
assumono delle fastidiose dominanti di colori, che possono essere
eliminate, restituendo alla foto i suoi colori originali, con questa
funzione, che, se regolata manualmente, è più efficace.
- Schermo a colori a cristalli liquidi
(LCD), detto anche visore, o monitor, o display: di dimensioni
variabili (la diagonale è compresa, di solito, tra 1.6 e 2.2 pollici), e
posto, solitamente, sul retro della macchina, non ha un corrispettivo
nelle fotocamere tradizionali. Può fungere anche da mirino, per
controllare la inquadratura, può servire per visualizzare i menu di
controllo dei vari automatismi della macchina, ma la sua funzione più
interessante è quella di permetterci di vedere subito le foto appena
scattate, in modo da eventualmente eliminare quelle che non ci
piacciono, e liberare così spazio prezioso dalla scheda di memoria.
Tuttavia, il pannello LCD consuma parecchio le batterie, e di questo
bisogna tenere conto, specie se non si dispone di batterie di riserva, e
non è facilmente visibile in condizioni di forte luminosità, per cui
sono preferibili le macchine con display e mirino ben distinti rispetto
a quelle con il solo display, anche perché, disponendo di entrambi, si
può utilizzare il mirino per fotografare soggetti lontani, ed il display
per soggetti molto vicini, laddove il mirino ottico risente dell'errore
di parallasse (quel classico inconveniente delle fotocamere tradizionali
compatte, cioè, non reflex, per cui, specie nelle foto ravvicinate, si
vede una cosa e se ne fotografa un'altra). Il display, infatti, permette
di trasformare la nostra macchina in una reflex, dato che su di esso
appare proprio ciò che inquadra l'obiettivo, come nelle classiche
reflex;
- Compressione delle immagini: con questa
funzione, è possibile scegliere, ancora prima di scattare la foto, il
grado di compressione della immagine, di solito effettuata nel formato
.JPEG, e dalla quale dipende la qualità della immagine. Infatti, più si
comprimono le immagini, più dettagli si perdono, specie a forti
ingrandimenti, ma, per contro, si ottengono dei file meno voluminosi. Le
foto, infatti, se non compresse, occupano grandi quantità di memoria;
basti pensare che una foto non compressa, con una risoluzione di 640 x
480 pixel, e con una profondità di colore di 24 bit, corrispondente a 16
milioni di colori, occupa quasi 1 MB di memoria (infatti: 640 x 480 x 24
= 7.372.800 bit = 921,600 Kb). In pratica, l'utente, in questo modo, in
base alla quantità di spazio libero nella scheda memoria, in base al
numero di foto che decide di scattare nella stessa seduta, in base
all'uso che intende fare delle foto, può decidere se privilegiare la
qualità delle immagini, usando un basso rapporto di compressione, ed
avendo, per contro, dei file piuttosto ingombranti, o la quantità delle
immagini, usando un alto rapporto di compressione, ed ottenendo,
pertanto, delle foto di qualità inferiore, ma anche di un minore
ingombro in termini di Kb.
- Minore o maggiore numero di automatismi:
tutte le fotocamere dispongono di un certo numero di impostazioni
automatizzate: per il Ritratto, per i Paesaggi, per la ripresa di
avvenimenti sportivi, per la ripresa notturna, ecc. Alcuni modelli hanno
uno " Stabilizzatore di immagini", utile affinché le foto non vengano
"mosse", specie se si usa una focale lunga; altri, possiedono, la
"funzione Unione Guidata", detta anche Panorama, che permette di unire
diverse foto insieme, in modo da ottenere una sola immagine panoramica
(strettamente legata a questa funzione è l'idea di Epson di
commercializzare una carta fotografica la cui larghezza massima è quella
standard del formato A4, mentre la lunghezza è il doppio del formato A4,
e cioè, quasi 60 cm. In questo modo potremo stampare delle foto
panoramiche tipo poster). Contrariamente a quanto si possa pensare, solo
le fotocamere più economiche dispongono solamente di un automatismo
totale nella scelta della corretta esposizione della foto, nel senso che
non lasciano, all'operatore, alcuna possibilità di scegliere né i tempi
di esposizione, né l'apertura del diaframma. Infatti, sono solo le
fotocamere più costose che permettono queste scelte, dando la
possibilità, all'operatore, di liberare la propria creatività,
privilegiando, a seconda del risultato finale che si vuole ottenere, il
grado di apertura del diaframma (priorità di diaframmi), o il tempo di
esposizione (priorità di tempi),o, infine, lasciando fare tutto alla
macchina. Proprio come nelle migliori reflex tradizionali! Solo le
professionali, infine, permettono una fotografia digitale completamente
manuale, nel senso che lasciano all'operatore il piacere di scegliere
l'accoppiata apertura di diaframma-tempo di esposizione che più gli
aggrada. Purtroppo, in quasi tutti i modelli, queste impostazioni
possono essere fatte solo dal monitor LCD, ciò che porta ad un
fastidioso consumo delle batterie; sono molto poche, infatti, le
fotocamere digitali che hanno sul corpo macchina i comandi necessari per
regolare le suddette impostazioni.
- Possibilità, o meno, di montare un flash
esterno, dato che quello incorporato nella fotocamera, ha, di
solito, una bassa potenza luminosa, che si spinge fino a 3 massimo 4
metri di distanza.
- Funzione Macro, per fotografare a
brevissima distanza (pochi cm);
- Registrare messaggi vocali, da associare
alle foto;
- Registrare brevi filmati;
- Lo scatto continuo, cioè, la possibilità
di scattare più fotogrammi al secondo, utile per riprendere soggetti in
movimento. Il numero di scatti che è possibile effettuare dipende,
ovviamente, dal modello di fotocamera, e dalla risoluzione scelta (più è
elevata, e minore sarà il numero di fotogrammi al secondo che si possono
scattare).
- Un numero più o meno elevato di
accessori: Il mirino a correzione diottrica, per chi ha problemi
di vista; la possibilità di scattare foto a distanza mediante
telecomando; la possibilità di ruotare l'obiettivo o lo schermo LCD; la
possibilità di montare filtri sull'obiettivo, per ottenere effetti
particolari, la possibilità di utilizzare delle custodie impermeabili,
che trasformano la macchina in una subacquea, ecc.
- Infine, tutte le fotocamere digitali dispongono,
a corredo, di un software, più o meno sofisticato, di
fotoritocco, che ci permette sia di migliorare la qualità della
immagine, sia di elaborarla secondo il nostro gusto personale. Di solito
si tratta di Adobe Photoshop (probabilmente, il migliore, ma, anche, il
più costoso ed il più difficile da utilizzare), o Paint Shop Pro, o
Photodeluxe, o Ulead Photoexpress.
Conclusioni
Per concludere, le fotocamere digitali compatte sono dei veri gioielli della tecnologia, in grado di regalare grandi soddisfazioni a tutti, anche a chi ha poca pratica con la fotografia; hanno un costo variabile dalle 500.000 lire ai 3 milioni e passa, si rivolgono ad un pubblico vastissimo ed eterogeneo, che va dal dilettante al semi-professionista, ed il loro mercato è in continua crescita, a tutto vantaggio del consumatore, che può disporre di modelli sempre nuovi, e con un numero sempre crescente di funzioni e/o di accessori. Anzi, sembra proprio, ultimamente, che la battaglia tra le case costruttrici si stia spostando dal numero di pixel del sensore CCD, al numero di funzioni ed accessori a disposizione dell'utente. Va da sé che, per ottenere i migliori risultati, queste fotocamere vanno sempre associate all'uso di stampanti specializzate nella stampa fotografica, ed a supporti cartacei adeguati.
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