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L'idea era nata durante il precedente governo e si era concretizzata con il famigerato decreto Levi. La norma prevedeva una sostanziale equiparazione delle attività di blog e siti personali a quelle delle testate giornalistiche tradizionali. Ora il governo è cambiato ma questa idea è rimasta in piedi. E' infatti ricomparso nelle aule parlamentari un nuovo disegno di legge (DdL C. 1269) che ripropone la stessa formula del decreto Levi e che ha nuovamente messo in allarme la rete, come spiega in dettaglio Punto Informatico.
La nuova proposta prevede che ogni progetto editoriale con "finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento" debba essere iscritto al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e sia soggetto alle “norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa". Teoricamente l'obbligo non sussiste per "i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro". [via Tom's Hardware News]
Proprio l'ambiguità di quest'ultimo passaggio rischia di creare l'ennesima mostruosità legislativa. La presenza di banner o delle sole inserzioni Ad Sense di Google potrebbe di fatto essere considerata fonte continuativa di guadagno e quindi attività imprenditoriale. Va inoltre considerata l'ottusità della norma in se che non tiene conto della natura globale delle rete, dove spesso server e servizi sono ospitati al di fuori dell'Italia e soggetti quindi a norme diverse.
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